Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/359

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

napoleone 337

di aver torto in faccia alla civiltà e al buon senso. Napoleone riesce a porre ancora in piedi trecensessantamila combattenti, ma tutta Europa tovavasi armata contro l’esercito della sola Francia, e la battaglia di Lipsia (16-18 ottobre) segna la fine delle glorie di Napoleone. Allora egli si affretta di restituire al papa la libertà, al re di Spagna la corona, al corpo legislativo la parola: offre pace, ma gli è negata, e gli stranieri invadono la Francia. Essa indifferente aveva udito i disastri del suo padrone: non sentendosi più associata agli atti del governo di Napoleone, nò solidale della sorte di lui: la Polizia, unica voce che a lui giungesse, per bocca di Savary e di Fouché facevagli noto che la Francia vincitrice conosceasi sagrificata al suo sistema, quanto la vinta Europa; che l’affezione era svanita, e l’odio sopiva l’ammirazione; nell’esercito erano periti i veterani della repubblica; coscritti improvvisati e di immatura età mancavano di vigore nel corpo come di confidenza nell’animo: e quanto al popolo, allorchè alcuno gli suggeriva di sollevarlo per difesa della patria come ai tempi della rivoluzione, Napoleone rispondeva: — Chimere, desunte dai ricordi della Spagna e della Convenzione! Sollevar la nazione in un paese dove la rivoluzione ha distrutto i nobili e i preti, ed io stesso ho distrutto la rivoluzione!»

Eppure la Francia era grande ancora; e l’Austria, offerta la mano da mediatrice prima di armarla da nemica, faceva accettare dagli Alleati un assetto dell’Europa, ancor alla Francia più favorevole che non l’avesse ella desiderato. Ma per Napoleone le vittorie non men che le sconfìtte erano motivi di continuar la guerra; credea che il cedere un solo brano rovinerebbe tutto. Sconfìtto dalle nazioni a Lipsia, vedesi ancora offerto un regno che avesse per confini le Alpi e il Reno: ed egli non accetta; e gli stranieri irrompono, e Napoleone può ben vincerli ancora, ma non più cacciarli dalla Francia.

Egli renne sempre poco conto delle fortezze, che pure aveano per oltre un secolo campato la Francia dalle invasioni: estesi i confini di là da quelle, le lasciò incomplete e sguarnite; non fortificò Parigi, come tutti gli avevano consigliato; guastò la tutelare neutralità della Svizzera, sicchè i nemici da tre parti irrompevano; e l’espugnazione di qualche bicocca da lui spregiata, come Soissons o Laon, bastò per

CantùIllustri italiani vol. I. 22