Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/370

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348 illustri italiani

losia, quegli interni movimenti che Napoleone scambiava per sommosse, e che sperava d’or in ora fossero per diroccare la nazione che invece ravvivavano; riconosciamo che i sentimenti han forza almeno quanto le bajonette; che alle palle danno più lunga portata le simpatie de’ popoli; e che i reggimenti pigliano vigore dalle istituzioni e dalla civiltà.

È difficile impor la morale come unico giudice degli uomini storici. Talvolta ciò che non parve conforme alla morale individuale, ne racchiude una più elevata, per cui l’istinto popolare discerne il conquistatore dall’assassino, benchè facesse versare tanto più sangue e lacrime. La politica ha un interesse non individuale ma generale, mira ad un’opera durevole, anzichè passeggiera, laonde sotto un certo aspetto è sempre morale, atteso che le opere durevoli e gli interessi generali portano sempre un carattere più elevato, ed almeno in parte scompaiono davanti all’utilità complessiva. Quindi il titolo di grande vien dalla storia, a torto o a ragione, applicato ad alcuni, senza badare se l’azione loro fu felice o infausta: se liberale o tirannica, morale o immorale; senza partito, non giudica le intenzioni ma ammira la forza di volontà, d’intelligenza, d’individualità, misurata dalla riuscita. Quel titolo rimase a Carlomagno, ad Alessandro il Macedone, a Federico II, a Gregorio Magno. Napoleone fu detto il grande sinchè visse: oggi dicesi Napoleone I. Ma perchè non si chiamerebbe grande Wellington suo vincitore, che ha saputo, a dispetto del suo Governo, intendere l’importanza e i modi di combinar le forze morali colle materiali, il popolo col soldato?

Pure in Napoleone, come in tutti i grandi, come in tutti i movimenti sociali, s’atteggia il progresso. La rivoluzione s’avventa contro il passato; questo resiste naturalmente, e procura strascinare indietro, il che dicesi riazione; un’opposizione si frammette e riconcilia i due impulsi, talchè di fatto si va innanzi. Così Napoleone dapprima secondò la demolizione rivoluzionaria: dappoi vi riagì, non solo frenando l’incondito moto, ma ripristinando le idee monarchiche, l’equilibrio, la distribuzione de’ popoli per matrimonj e parentele; la conquista come ne’ peggiori tempi.

Maledicendolo di questi oltraggi alla libertà e alla dignità de’ popoli, la rivoluzione ripiglia vigore, lo abbatte: bisognava cadesse questo gigante che ne avea ingranato le ruote, acciocchè il carro di essa ripi-