Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/371

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napoleone 349

gliasse il corso. Dopo quel terribile e grandioso momento di cui si detestano i delitti e si rimpiangono le speranze, all’avvenire bisognava dare in pegno il passato, cioè la legittimità. I Borboni, esigliati da tutti gli esigli, erano allora riconosciuti come la sola ragionevole soluzione del gran problema, tanto più dopo l’insano tentativo dei Cento giorni.

La Ristorazione, come disse il Broglie, rialzò il culto del passato, che è la pietà filiale delle nazioni; parve alleare l’autorità senza dispotismo colla libertà senza anarchia; e promise quel che la Francia invocava, pace e libertà.

Pace e libertà! sospiro eterno, e sempre inesaudito.

Appena i Borboni parvero far prevalere la storia e la nobiltà, il sentimento nazionale traviato sospese di maledire Napoleone, ed essi furono sbalzati per dare predominio a quel medio ceto che avea fatto la prima rivoluzione, e che parve il vero custode delle libertà1; finchè una nuova rivoluzione pose in trono il popolo, aspettando che un’altra vi ponga la plebe. Dal patibolo d’un re non germogliò la vera libertà, bensì una quantità di dinastie plebee, più dispotiche perchè appoggiantisi sul popolo; al quale tutto è lecito. Furono distrutti gli antichi regimi, non ancora consolidato un sistema nuovo. Il suffragio universale, che, per finire il regno giuridico e solenne del delitto, aveva ratificato il consolato a vita, poi l’impero di Napoleone, consacrò il reduce Luigi XVIII, come avrebbe consacrato i Cento giorni e la rivoluzione di luglio, se interrogato; come consacrò la repubblica del 48 e l’impero del 51, come consacrerà ogni regime che si presenti in tempo di disordine.

Intanto la Francia diffuse lo spirito nuovo fra popoli che non ebbero bisogno di cancellare sanguinosamente tutto il loro passato. Ma i grandi spedienti ch’essa trae dall’accentramento, gli abusi a cui si spinse colla rivoluzione o colla conquista, sbigottirono i vicini, donde il bisogno di far armi e denaro2, di fortificare i governi e i re, i

  1. Guizot dice: — La politica che noi sostenevamo e praticavamo appoggiavasi all’influenza preponderante delle classi medie, che ai nostri occhi erano i migliori organi, i migliori custodj dei principi del 1789, dell’ordine sociale come del governa costituzionale, della libertà come dell’ordine, delle libertà civili come delle poliliche, del progresso come della stabilità». Memorie, VIII, pag. 522.
  2. Il debito che l’Impero lasciava alla Restaurazione saliva a 2505 milioni: computando 400 milioni per mantenere l’occupizione militare per tre anni.