Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/372

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350 illustri italiani

quali han troppo veduto con quanta facilità i popoli si lascino sedurre e tiranneggiare. La rivoluzione ha distrutto ogni disuguaglianza, fuor quella del denaro: trasformò tutti i servigi in amministrazioni, impicciolì gl’individui e le società particolari per far giganteggiare lo Stato: ingrandì le capitali: tutto il resto è nulla. Gli uomini positivi intimano: — L’esito è il segno infallibile del bene: i più forti hanno ragione».

Una nazione è forte o debole a misura che il sono i suoi vicini. Se questi rompono l’equilibrio aumentando di estensione o di eserciti, ognuno è costretto a far altrettanto per non vedersi minacciata l’indipendenza. Tanto era avvenuto per lo sterminato ingrandirsi dell’impero francese: gli altri Stati d’Europa dovettero anch’essi conculcare il bene de’ proprj popoli per esigerne immensi tributi di denaro e di sangue; gittossi allora nella politica quel che formerà la barbarie del tempo nostro, il giganteggiare d’alcuni Stati e la soppressione dei piccoli che mantenevano l’equilibrio. Infine gli stessi maggiori Stati si collegarono fra loro, da prima per abbattere il colosso, dappoi per mantenere un ordine di cose ch’essi stabilivano a tutto proprio vantaggio: in luogo dell’antica bilancia, cioè il reciproco rispetto, restò la reciproca paura: base dell’odierno disastroso sistema della pace armata e delle incertezze del diritto, non interpretato che dall’interesse personale dei regnanti in prima, poscia de’ popoli, non meno avidi nè ambiziosi dei re, nè men facilmente immemori d’una giustizia, superiore alle aspirazioni del momento e ad un ipocrite omaggio alla loro sovranità, o alla geografia, o ad un fantasma di patriotismo.

Così anche adesso, dopo tante dolorose esperienze, dopo costituite in dominio le mediocrità, sempre si scivola nelle idee bonapartiste; quand’anche si riprovano come sentimento, si praticano come sistema; si ribramano in nome della libertà, mentre si detestano in nome della pace; si vuol da quelle il concitamento, mentre la ragione domanderebbe la calma; si aspira con esse alla gloria e alla forza, invece di sviluppar l’onesto, il giusto, i doveri del cittadino, far che della società s’insignorisca lo spirito, invece della forza, e le acquisti giustizia e libertà; alle tendenze unitarie, guerresche, dispotiche si surroghino le pacifiche, liberali, federali. I nostri padri rispettavano le barriere del trono e dell’altare: oggi non voglionsi rispettare che la ragione, la verità, la giustizia. Per noi l’uomo grande è quello che avvierà a tal predominio; e «La riuscita de’ grand’uo-