Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/38

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18 illustri italiani

la vita presente, ma ne preparano una migliore. Mediatore fra un Dio offeso e l’uomo peccatore non poteva esser che un Dio, e la rivelazione operata da questo ravviò al meglio co’ precetti, coll’esempio, senza però togliere l’originale disaccordo fra il conoscere, il volere, il potere: somministrò superni sussidj ad operare il bene, senza abolire la concupiscenza. Pertanto la cura della società dovea consistere nel deprimere la materia rialzando le facoltà morali; invigorir l’anima col mortificare la carne; moltiplicare preghiere a Colui che solo può sviare i mali, ed espiazioni per non meritarseli; calcare tremando questa terra d’esiglio e di prove, delle quali la spiegazione non si trova che nel triplice regno postumo del gastigo, dell’espiamento, della gloria.

L’uomo che crede, può ravvisare la Providenza nei casi della propria famiglia non men che in quelli del genere umano: a guisa del sole che rifrange i suoi colori nell’ampiezza dell’arcobaleno come nella stilla di rugiada. Allora dunque la si vedeva assister continua ai procedimenti del genere umano sia nella persona dei re, sia maggiormente in quella dei sacerdoti; era stabilito un parallelismo fra il cielo e la terra: pèsti, comete, nembi, locuste erano preavviso o punizione di disordini morali, e la scarsezza d’altre cognizioni lasciava veder meglio il cielo, siccome nella notte appajono più vicine le stelle: dipendenza almeno più logica che non la fisica odierna, ove da Dio si fa collocare semplicemente il sole come una macchina che è l’orologio della storia del mondo, non degli atti nostri quotidiani. La scarsezza della scienza lasciava maggior campo al meraviglioso, e se ora è tutto fede politica nelle terrene contingenze, allora tutto era fede, altri dica credulità nelle cose soprasensibili; all’intelligenza e alla rivelazione attribuivasi l’infallibilità che oggi alla forza e ai decreti; nè conosceasi quel divorzio che oggi si fa dell’anima dal corpo, degli interessi dalla morale. La società non si trovava abbandonata al fatale arbitrio delle podestà di fatto; tra ineffabili guai, la vita si effondeva in tutta la pienezza fino alle membra estreme; una essendo la credenza, uno il proposito di immolarsi per essa. Nell’economia sociale quanto nella religiosa non erano sconnessi il legame intimo che nell’eternità stringe l’uomo a Dio mediante la coscienza, e il legame imperioso che nel tempo sottomette a un comando esteriore. Dell’autorità era depositaria ed espressione la Chiesa, e su di essa e sulla fede si modellavano gli atti.