Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/390

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368 illustri italiani

per reprimere la rimbaldanzita nobiltà erasi messo tribuno del popolo Francesco Baroncelli, col quale accordatosi l’Albornoz legato pontifizio costrinse il prefetto Giovanni di Vico a cedere le molte terre che aveva occupate, e uni in sè la signoria delle città. Il popolo gli chiese allora per rettore Cola Rienzi che seco era venuto (1354); ed egli in fatto lo istituì senatore, perchè colla sua popolarità rimettesse la quiete. Vi riuscì, e fatto cogliere e pro-

    condo il l’alto assai furono sicure le strade e cammini tutto quell’anno. La moltitudine de’ Cristiani ch’andavano a Roma, era impossibile a numerare: ma per stima di coloro ch’erano risedenti nella città, che il dì di natale e ne’ dì solenni appresso, e nella quaresima fino alla pasqua della santa resurrezione, al continovo fossono in Roma romei dalle mille migliaja alle dodici centinaja di migliaja. E poi per l’ascensione e per la pentecoste più di ottocento migliaja; essendo pieni i cammini il dì e la notte, come detto è. Ma venendo la state, cominciò a mancare la gente per l’occupazione delle ricolte, e per lo disordinato caldo; ma non sì, che da quanto v’ebbe meno romei, non vi fossono continovamente ogni dì più di dugento migliaja d’uomini forestieri. Le visitazioni delle tre chiese, movendosi donde era albergato catuno, e tornando a casa, furono undici miglia di via. Le vie erano sì piene al continovo, che convenia a catuno seguitare la turba a piedi e a cavallo, che poco si potea avanzare; e per tanto era più malagevole.
    «I romei ogni dì della visitazione offerivano a catuna chiesa, chi poco, chi assai, come gli parea. Il santo sudario di Cristo si mostrava nella chiesa di San Pietro, per consolazione de’ romei, ogni domenica e ogni dì di festa solenne: sicchè la maggior parte de’ romei il poterono vedere. La pressa v’era al continovo grande e indiscreta: perchè più volte avvenne, che quando due, quando quattro, quando sei, e talora fu che dodici vi si trovarono morti dalla stretta e dallo scalpitamento delle genti. I Romani tutti erano fatti albergatori, dando le sue case a’ romei a cavallo; togliendo per cavallo il dì uno tornese grosso, e quando uno e mezzo, e talvolta due, secondo il tempo; avendosi a comprare per la sua vita e del cavallo ogni cosa il romeo, fuori che il cattivo letto. I Romani per guadagnare disordinatamente, potendo lasciar avere abbondanza e buono mercato d’ogni cosa da vivere a romei, mantennero carestia di pane, di vino e di carne tutto l’anno, facendo divieto che i mercatanti non vi conducessono vino forestiere, nè grano, nè biada, per vendere più cara la loro.
    «Nell’ultimo dell’anno, come nel cominciamento, v’abbondò le gente, e poco meno. Ma allora vi concorsono più signori e grandi dame e orrevoli uomini, e femine d’oltre ai monti e di lontani paesi, ed eziandio d’Italia, che nel cominciamento o nel mezzo del tempo; e ogni dì presso alla fine si faceano delle dispensagioni del visitare le chiese, maggiori grazie. E nell’ultimo, acciocchè niuno che fosse a Roma, e non avesse tempo a potere fornire le visitacioni, rimanesse senza la grazia, senza indulgenzia de’ meriti della passione di Cristo, fu dispensato infino all’ultimo dì, che catuno avesse pienamente la delta indulgenza». Matteo Villani I, 56.