Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/487

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gregorio vii 463

dale, sì per tema che l’imperatore, fatto potente, minacciasse la loro recente conquista; il basso clero applaudiva alla rintegrata disciplina; i popolani bramavano assodare il governo a comune e respingere i Tedeschi: ma la fautrice più efficace di Gregorio fu la contessa Matilde.

Bonifazio, conte di Modena, Reggio, Mantova, Ferrara, aveva dall’imperatore Corrado Salico ottenuto il ducato di Lucca ed il marchesato di Toscana (1027), riuscendo uno de’ più potenti signori d’Italia; e s’aggiunga dei più ricchi e munifici. Fu assassinato mentre da Mantova passava a Cremona, e il popolo credette che nel luogo del delitto più non crescesse erba.

La sua vedova fu cercata in nuove nozze da Goffredo di Lorena, il quale combinò insieme il matrimonio del suo figlio d’egual nome con Matilde, fanciulla di Beatrice (1063). Goffredo parteggiò con papa Alessandro II contro Cadolao, e prestò il braccio onde reprimere Riccardo normanno, che, invase alcune terre pontifizie pretendeva il titolo di patrizio di Roma. Morto lui (1076), poi anche la madre, e l’indegno marito Goffredo il Gobbo, Matilde si trovò signora dei vastissimi dominj paterni, e d’assai terre nell’alta Lorena, spettanza materna; e ne usava a larghissime beneficenze.

La Toscana è piena di tradizioni intorno a questa insigne donna; e Dante la immortalò collocandola alle soglie del suo paradiso. Intorno ai costumi di lei varia corre la fama, ma concorde sulla coltura sua, il coraggio, la perseveranza e la devozione verso la sede pontifizia. Devota, pur resiste alla seduzione del chiostro, allora comune, onde versarsi nell’attività del secolo, e malgrado il debole temperamento, vi riesce. Combatte in persona, parla la lingua di tutti i suoi vassalli, tiene corrispondenza con nazioni lontane, raduna una biblioteca, e fa da Anselmo raccogliere il Corpo del Diritto Canonico, e quel del Diritto Civile da Irnerio, che per sua cura aperse in Bologna la prima scuola di leggi. Tanta grandezza abbelliva coll’umiltà, e la sua sottoscrizione era Mathilda Dei gratta si quid est1.

Mostrò ella speciale devozione a Gregorio VII, e che che ne ciarli

  1. Nel 1858 Amedeo Renée traduceva la mia Storia di cento anni, ed essendo lettore della imperatrice de’ Francesi al momento che macchinavasi la spedizione d’Italia e perciò giovava infervorar le memorie di questa, egli mi domandò qual soggetto potesse prescegliere. Io non esitai a suggerirgli la contessa Matilde, ed egli in fatti scrisse in due volumi Una grande principessa d’Italia.