Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/529

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scipione ricci 505

Fatto è che i Pistojesi andarono lieti quando, il 28 maggio 1787, il Ricci scrisse al governatore come le turbolenze sorte per cagion sua l’inducessero a domandare la sua dimissione da vescovo di Pistoja: insieme chiedeagli due grazie: la prima, perdonasse a quelli compromessi nella sollevazione di Prato; l’altra la pubblicazione del sinodo. — Tutti i miei buoni parrochi, che ne hanno formati e consacrati con me i decreti, desiderano ardentemente di dare al pubblico quest’attestato della loro fede e del loro zelo per la buona disciplina, ecc.»1. Il nuovo granduca scriveva al papa, l’aprile 1794: — Quanto erano stati mal ricevuti gli Atti del Concilio pistojese, sorgente di mille scandali, di controversie, di tumulti, con altrettanto applauso è stata accettata dal popolo e dal clero delle due diocesi la pastorale del vescovo Falchi, che ha fatte totalmente abolire le novità che si era tentato d’introdurvi»2.

Esso Ricci durava in assidua corrispondenza coi prelati che più mostravansi avversi ai diritti papali: al conte di Bellegarde vescovo, e al Colloredo arcivescovo di Salisburgo offriva di diffondere le opere in quel senso; col Gregoire consolavasi che «mercè di lui, una sacra filosofia cristiana va a succedere alla superstizione e all’irreligione che afflissero la Chiesa di Gesù Cristo» (10 marzo 1795): e il 14 giugno 1794 in cattivo francese: — Il papa è ora alla Certosa di Firenze. La scandalosa condotta de’ suoi famigliari contribuisce non poco ad abbattere l’opinione che il popolo ne avea. Dio voglia fargli misericordia! la Corte che lo circonda ha altrettanto orgoglio quanto aveva a Roma», e soggiunge che spende moltissimo, che mangia di grasso in giorno di digiuno: — Nulla m’ha più persuaso del cattivo stato in cui ci tuffava la bolla Auctorem, fatta sotto la scorta dei Gesuiti e del metafisico Gerdil, il gran consigliere del re

di Sardegna di cui fu precettore». Vanno sull’egual tono altre lettere allo stesso. All’abate Giudici di Milano largheggia lodi perchè ama e professa la religione senza rinunziare alla ragione e al buonsenso; e gli augura lena e vigore per difenderla dagli attacchi de’ Saducei e de’ Farisei moderni, che sono tanto peggiori quanto più coperti nemici della casta sposa di Gesù Cristo. A Ferdinando Pancieri parroco di San Vitale, nel maggio del 1794 scrive: — Io per me non

  1. Lettera nell’archivio secreto di gabinetto. Affari del vescovo di Pistoja, filza XIII.
  2. Archivio Ricciano, filza XVI.