Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/536

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512 illustri italiani

bolla, avendo sempre inteso che, se mai qualche parola o parola avessero dalo luogo ad equivoco, fossero subito ritrattate e corrette».

Il papa l’accolse amorevolissimo, e anche dappoi il Ricci gliene scrivea ringraziamenti affettuosi: — Rammenterò sempre con filiale tenerezza il giorno felice in cui furono esauditi i miei voti; e nella vita ritirata che meno per attendere al grande affare della mia eterna salute, non cesserò mai di pregare caldamente l’Altissimo perchè conservi lungamente alla sua Chiesa nella santità vostra un pastore illuminato e zelante, e ai suoi figli un padre tenero ed amoroso, ecc.» (Firenze, 20 maggio 1805).

Le lettere che allora diresse agli amici suonano nel senso stesso: e sino al fedele Pancieri dice: — Io nulla tanto desiderava quanto questo, ma non potevo immaginarmi che ciò accadesse nel modo che ella avrà già saputo. Pio VII, superando le mie speranze, ha accolto con tanta amorevolezza i miei sentimenti sinceri di obbedienza e di attaccamento alla sua sacra persona.... Dicano quel che vogliono i maligni, non dobbiamo curarli. La dottrina cattolica è salva: noi abbiamo fatto ciò ch’era necessario per l’edificazione de’ popoli, mostrando il nostro amore alla unità; abbiamo tolto quello scandalo che taluni prendevano per ignoranza, altri per malizia. Il voler troppo difendere la nostra estimazione non era conforme all’esempio di Gesù Cristo» (15 giugno 1805).

Eppure allora stesso mandava al Targioni: — Ho alzato la voce senza riguardo; ho combattuto a campo aperto, coll’ajuto del Signore, finchè ho creduto volesse questo da me. Adesso il ritiro, il silenzio, la preghiera sono il mio dovere. Il tempo di parlare verrà, ma forse Iddio lo ha riservato ai nostri posteri, quando Babilonia avrà colmo il sacco. Non è per questo che il grido della fede non si senta sempre: ma, voglia Roma o non voglia, pur troppo la Chiesa ha adesso tutte le apparenze di debilitazione e di vecchiaja per l’oscuramento di tante verità che da molti s’ignorano, dai più non s’apprezzano».

L’intolleranza degli scrupolosi non sa vedere nel Ricci che frode e doppiezza. L’intolleranza degli adulatori venali, peggiore che quella degli inquisitori, lo qualificherebbe di vile, giacchè sostengono che rinnegò la propria coscienza per paura. Noi vi vediamo un uomo che errò, se ne pentì, ma non seppe reprimere ogni lampo di umana superbia: lo condanni chi è senza peccato. Ma in lui veramente si conosca quanto sia pericoloso il volere novità, che non entrarono nelle