Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/537

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scipione ricci 513

consuetudini o nelle idee del popolo, e il cercarvi appoggio dalla potenza governativa; e quanto a questa è improvido il mescolarsi in materie che spettano unicamente alla Chiesa, dovendo essa limitarsi a impedire che questa esca dalle sue competenze, e nel resto affidarsi alla libertà.

Nella calma degli ultimi giorni il Ricci radunò tutto il suo carteggio, poi compilò la propria vita, conchiudendo: — Qui farò fine a queste Memorie, che forse un giorno potranno servire di disinganno e di scuola a chi le vedrà; e quando pure restino sepolte, non sarà poco profitto per me l’aver riandato nel mio ritiro i tratti grandi della divina misericordia sopra un suo servo inutile. Sia dunque lode e gloria al Signore che ha esaudito le mie preghiere, disimpegnandomi da tanti cimenti a cui ero esposto; e disimpegnandomi con modi così inaspettati ed impensati. Voglia pur egli preservarmi da nuovi rischi, e mi dia grazia pei meriti di Gesù Cristo e colla intercessione di Maria Santissima, dell’angelo mio custode e de’ santi miei avvocati e di tutti gli eletti, di passare il resto di mia vita in modo, di esser in punto di morte chiamato a godere di quella eterna beatitudine che col prezioso suo sangue ci ha meritato. Fiat, fiat. Amen, amen».

E con tali sentimenti speriamo sia spirato al 27 gennajo 1810.

Altri molti il prevalere della rivoluzione avea richiamati al vero, ma il Tamburini proseguì anche dopo cessata la gara. Spargendosi che i Giansenisti l’avessero preparata colla loro insubordinazione, nelle Lettere teologico-politiche sulla presente situazione delle cose ecclesiastiche (1794) mostra come le riforme che i principi volevano introdurre negli affari ecclesiastici scontentassero il popolo, e scalzassero l’autorità dei Governi. — Moltissimi erano esacerbati dalla distruzione delle abbadie, risguardate utilissime al lustro delle famiglie; altri molti per la soppressione dei chiostri, considerati come opportuni alla comodità spirituale del popolo; altri non pochi per la distruzione delle confraternite, credute attissime a nutrire la pietà de’ fedeli. I principi cercarono produrre una rivoluzione nell’opinione degli uomini», ristorando le Università, e facendo pubblicare opere che «alla sovranità temporale vendicassero gli originarj diritti»: ma si confuse il calor della mischia coll’idea della vittoria, e fidandosi nella forza, i principi posero mano alla riforma nel calor della disputa, e recarono una ferita più acerba sì all’intelletto che alle passioni.

CantùIllustri italiani, vol. I. 33