Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/551

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giandomenico romagnosi 527

ucciderà il suo simile in duello; se Clemente se Sand, se Louvel, se Orsini giudicheranno virtù l’immolare sè stessi per la creduta salvezza della patria, non è il loro un calcolo, ove preponderò la spinta criminosa?

Anzichè da ragionata deliberazione fra il terror della pena e la lusinga del delitto, fra il piacere immediato e il dolore in prospettiva, l’uomo le più volte è trascinato al delitto da impeto di passione che previene i riflessi, e che non per questo lo rende meno imputabile. Quest’uomo, che supponete null’altro che sensazione, ondeggia fra il delitto, la paura del castigo e la speranza dell’impunità; voi togliete questo, aggravate la bilancia della pena per far che la volontà inchini dalla parte più pesante. Questa materialità rispetta abbastanza il libero arbitrio? Se egli delinque vuol dire che l’impulso fu più efficace che non il vostro contrasto. Perchè dunque imputare un tal uomo di soli sensi? Aggiungete che ai primissimi passi la legge non avea nulla ad opporre: il maggior assassino cominciò dal rubare un soldo: quegli atti moltiplicati depravarono la volizione, destarono quella febbre di delitto, quella monomania da cui si confessano dominati i gran misfattori, e che li trascina coll’irresistibilità dell’istinto. Questi ultimi eccessi come potrete voi colla vostra dottrina punirli se sono conseguenza di quei primi atti che voi non puniste per prevenire questi? e se volete punire que’ primi, fin dove si estenderà l’azione della vostra giustizia? Sarete pure condotti a dire che ne’ casi più atroci minor pena si richieda, perchè minore è la probabilità del loro rinnovarsi. E so che’l fu detto: ma quando dianzi un cannibale giunse a sbramare l’appetito insano con carne di fanciulle, non v’era no, grazie a Dio, la morale certezza di veder rinnovato quell’orrore; eppure la coscienza pubblica altamente domandò una soddisfazione.

Nel processo mostro che tanto rumore menava in Francia al tempo che morì Romagnosi, gl’imputati di perduellione negavano rispondere ai magistrati, perchè, se gli uni sono in aspetto di rei, gli altri di giudici, dipende solo dall’esito diverso dell’insurrezione istessa. Come argomenterete, colle vostre norme, qual sia dal lato della ragione? La necessità vuole si puniscano gli accusati per conservar l’ordine; ma il prevenire i delitti futuri imporrebbe un castigo a quelli che siedono a tribunale, appunto perchè commisero un atto pari a quello che allora stavano sentenziando. Se quegli accusati non accettano le