Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/552

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
528 illustri italiani

forme del giudizio, non temete che sia per andare in isfacelo ogni giustizia? Fate che questo pubblico, il quale sta nulla più che spettatore curioso o ridente di quella lotta, osservi un falsario, un assassino contenersi all’egual modo alla sbarra, e la pubblica coscienza insorgerà imperiosa ad intimargli l’obbedienza, a riconoscere giusta la punizione.

V’è dunque un principio superiore alla necessità, superiore alla difesa. Perchè sorridere al cenno di pubblica coscienza, di espiazione? Credete voi che la coscienza rimorda del mal fatto? credete che Dio retributore punisca il delitto anche quando l’uomo non è più in grado di peccare? Se il negate, ammetterete che la giustizia interiore punisce per espiazione, per retribuzione; or come troverete follia l’impostar sulle medesime il diritto della positiva? forse son possibili due giustizie, una opposta all’altra?

Come un ordine fisico pei corpi, così n’è uno morale per gli esseri intelligenti, obbligatorio, preesistente a tutti, eterno, immutabile; che comprende tutto ciò che in sè è bene. L’ente ragionevole è giusto se lo osservi, è reo se lo infranga: se giusto, ne ha frutto; se reo, dee averne castigo. Questo fatto di coscienza acquista dal sentimento comune la certezza, che una verità organica acquista dall’asserzione di tutti quelli che hanno la mente ben conformata. Negatelo, e poi spiegatemi quest’associare generalmente le idee di bene, di male, di giustizia, di compenso; spiegatemi perchè il fanciulletto che va per le strade, percosso da un altro, se gli rivolti a domandare: — Che t’ho fatto?»

Pel libero sviluppo delle uguaglianze umane è duopo, oltre la convivenza, un ordine, che è la legge morale applicata. Qualora alcuno de’ consociati lo turbi od impedisca, diviene essenzialmente ingiusto verso il suo simile; e se da alcuno isolatamente sia punito, sentirà averlo meritato, non si richiamerà su ciò, ma domanderà, — Perchè mi hai punito tu? perchè adesso? perchè così?» E allorchè il pubblico vede inflitta una pena ad alcuno, domanda se veramente è reo, se la legge portava veramente tal punizione, non già con qual diritto l’abbia castigato il potere sociale. Perocchè il poter sociale è un fatto, è legittimo, ha doveri e diritti, ha una superiorità, una missione; è necessità che un’intelligenza disponga d’una forza per conservar l’ordine sociale. Giusto il fine, saranno giusti i mezzi, purchè proporzionati al bisogno e conformi alla legge morale.