Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/557

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giandomenico romagnosi 533

domenico, erano capaci di osservare quell’immenso movimento senza partecipare alle sue vertigini, e attraverso allo schiamazzo de’ trivj e della tribuna, alle sofferenze dei popoli e dei re, al sangue dei patiboli e dei campi, contemplare i progressi della giustizia e i miglioramenti recati dalla Provvidenza all’umanità.

Per risparmiare ai più il danno che potea derivare dal mal intendere quelle magiche parole di uguaglianza e di libertà, il Romagnosi pubblicò due scritti, ove, con forme popolari, ed usando la parabola a modo degli antichi filosofi, chiarisce che uguaglianza è l’avere tutti gli uomini una stessa quantità di diritti, senza che vi ripugni la disuguaglianza de’ soggetti esterni, su cui esercitano i diritti pari; che la vera libertà sociale consiste nella facoltà di compire senza ostacolo tutti gli atti che possono renderci felici senza nuocere ingiustamente altrui: onde non può ottenersi se non praticando la giustizia e le virtù cittadine1.

I Francesi discesero, colle solite laute e mendaci promesse, ad imporci una libertà non conosciuta, non voluta, non fondata che sul diritto delle armi, e commessa all’arbitrio di generali prepotenti, i quali aveano l’astuzia di rendersi complici e plaudenti e ministri i medesimi nostri cittadini o corrotti od ingannati. Il Romagnosi, non allucinato alla sanguinosa meteora e misurato di desiderj, alle dignità ed agli onori che poteva sperare in paese sommosso e di gente nuova, preferì dimorar nel Trentino come consulente legale. Una volta domandò il passo per Trento un generale francese, co’ suoi soldati reduci dall’Italia. Raccolto in un istante il consiglio, fu deliberato di assentir la domanda, giacchè il disdirla era o impossibile o pericoloso: ma ogni uomo atto a portar le armi uscì colla carabina al braccio in sulla via, presentando da un capo all’altro della città due file in tutto punto d’armi, il cui pretesto era di schermire da ogni insulto gli stranieri, ma ragion vera il frenare il guerriero coll’aspetto imponente d’una cittadinanza, armata innanzi a’ suoi focolari per difendere l’indipendenza.

Quando poi i Francesi entrarono anche nel Tirolo per dominarlo, il Romagnosi fu eletto segretario del Consiglio superiore, creato in

  1. Nell’Assunto primo § VI e XIX, definisce la libertà «la facoltà di andare esenti per parte di qualunque esterna potenza da opposizione nell’esercizio dei nostri doveri». È un aspetto negativo, mentre la libertà è l’energia propria dell’uomo.