Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/56

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36 illustri italiani



XII.


Alla Chiesa erasi attribuito, ragionevole o no ma incontestato, il diritto di disporre d’alcuni dominj. Cosiffatta, dava lo scettro ai re di Sicilia, come ai dogi l’anello di sposo del mare, non mettendo divario nelle forme governative, purchè restasse la libertà. Se scioglieva sudditi dal giuramento, il faceva per interessi religiosi; i due reggimenti restavano distinti, e quando i papi sosteneano l’integrità del matrimonio o eccitavano contro dei Musulmani, usavano ben altrimenti da quando affermavano la Sardegna, la Sicilia o l’Inghilterra essere feudi della santa sede.

Ed è spettacolo insigne il veder questa Chiesa resistere all’Impero ch’essa medesima creò, e che, sconoscendo l’origine sua, volea confondere le due potestà, e sottomettere le coscienze alla spada. Che se l’osservatore superficiale stupisce che tanta potenza essa acquistasse, l’osservatore attento si meraviglia non trionfassero le teoriche di Gregorio VII e Innocenzo III, attesa l’autorità illimitata sulle coscienze, e la superiorità intellettuale e morale de’ prelati sovra i principi d’allora. Qualora il canone dell’autorità pontifizia, assodato nell’opinione come nel diritto, fosse prevalso, l’Europa si riduceva a federazione di repubbliche feudali, gerarchicamente disposte, avvolte in guerriciuole senza efficacia d’incivilimento, senza neppur quelle conquiste che forzano l’unità. Un prete, sovrano elettivo, da Roma avrebbe mandato non solo i dogmi della fede, ma le leggi civili e politiche all’Ebro e al Tanai, alla Twed e alla Narenta.

Questo concetto, lodato nella società pagana, riusciva troppo pericoloso alla sacerdotale pietà e all’attuazione d’un regno che non è di questo mondo. E vuolsi confessare che, come ogni potenza, anche la pontifizia travalicò: nel respingere la confusione delle due autorità, ambita dai re, talora le confuse ella stessa; adoprò armi spirituali per interessi temporali; sognò la forza nell’ampliamento dei possessi, come fanno i re. Innocenzo IV diceva a san Tommaso: — Vedete che non siamo più ai tempi che san Pietro esclamava. Non ho oro nè argento». E il santa rispondevagli: — Ma non è neppur il tempo che san Pietro intimava allo storpio. In nome di Cristo sorgi e cammina». Legati e nunzj spediti ne’ paesi a recar la conciliazione, l’indulgenza, la giustizia, spesso smungevano colle tasse i popoli: con pretese di giurisdizione