Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/608

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584 illustri italiani

da chi non si fa un dovere d’insultare una grandezza che umilia». Ciò non vuol dire che restasse indifferente agli attacchi; e parmi vedere ancora il fino sorriso con che un giorno mi segnò a dito nelle Famiglie celebri del Litta queste parole: — Pur troppo nella nostra Italia il cicaleccio degli sfaccendati, mentre prorompe in continui lamenti sulla mancanza di virtù civili, perseguita poi con maligno accanimento que’ rari uomini, che con nobili imprese si consacrano al bene de’ loro concittadini».

Amava la lode: oh! lasciate questo tenue compenso alle tante espiazioni che la implacabile mediocrità infligge a ogni coraggio, a ogni talento che la mortifica: e che, chi operò unicamente in vista del bene, si allieti della lode come d’un trionfo delle idee da lui propagate. Considerava come assicurato il suo posto nella generazione presente e nelle avvenire, sicchè dissero avrebbe veduto d’egual occhio se, chi veniva a guardar la gran bestia, gli si fosse buttato a ginocchi, o gli avesse stretto confidenzialmente la mano; ma ciò che cento volte asseriva, di non avere sentito stimolo alcuno d’ambizione, lo provò col non cercare di soddisfarla col piaggiar ai potenti, nè, ciò ch’è ancor più raro ai bassi dispensieri della fama. Persuaso che la forza non decida d’ogni cosa, fra’ disastri confidava nel progresso; ne seguì attento le vie, tutto sperando dall’opportunità e dalla continuità, disapprovando l’egoismo moderno che, fantasticando cose nuove, pretende veder improvvisati quegli avanzamenti, cui si arriva solo colle spinte innovatrici del tempo e colla prudenza. E non è poco il saper correggere il secolo senza esecrarlo, scostarsi dalla ciurma senza conculcarla, soffrire senza discredere.

Facea meraviglia il sentirlo ragionare facondo e continuato sopra disparatissimi soggetti con tal prontezza ed ordine, che si sarebbe detto, e’ legge; con profonda persuasione animando la voce e il gesto senza perdere la dignità. Soleva egli ammirare ne’ classici statisti italiani, sovra tutti nel Machiavello e nel Paruta, il materializzare le proposizioni in guisa, da porle quasi sottocchi, e scolpirle indelebilmente nella memoria.

«La fame e la povertà fanno gli uomini industriosi; le leggi li fanno buoni. — Quel nome del franco stato, che forza alcuna non doma, tempo alcuno non consuma, merito alcuno non contrappesa. — Il popolo molte volte grida, Viva la sua morte e muoja la sua vita. — Sempre una mutazione lascia lo addentellato per la edifi-