Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/609

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giandomenico romagnosi 585

cazione dell’altra». Questi e somiglianti modi citava egli spesso, e non di rado allo stampo di quelli foggiava i suoi concetti.

Chiamò la filosofia di Kant una crisalide aristotelico-cartesiana colle gambe in aria. Raccomandava di studiare nei sommi non solo per trarne dottrina, ma con fiducia di migliorare il loro modo di vedere, giacchè un fanciullo sulle spalle d’un gigante vede più del gigante stesso.

«Soldi e soldati (diceva altre volte) regolano il mondo.»

«La civiltà cammina in carrozza.»

«Dire che l’uomo coll’associarsi rinunzia alla sua indipendenza, è come dire che l’infermo, col prender il chinino, rinunzia alla sua febbre.»

«Le storie per lo più non ci presentano che una folla di ingiurie recate al genere umano dall’ambizione e dall’ingordia».

Gli ordinamenti romani, de’ quali era ammiratore, paragonava a quell’architettura antica, ove non facea mestieri di cementi e chiavi per regger insieme le parti, ma si sostenevano per la propria massa. La costituzione inglese eragli una facciata col basamento gotico, il primo piano romano, il solajo alla barocca. Chiamava i Francesi, manifattori de’ pensieri altrui; e se si accorre generalmente a loro anzichè alle fonti, non è meraviglia, giacchè più gente trae agli orafi che alle miniere. Agli Italiani attribuiva come dote somma il buon senso, e, quando non siano corrotti da fittizie istituzioni, l’ammirabile potere della coscienza, che sublima il carattere di questa nazione, nata a regere imperio populos. Essi in fatto, diceva, quattro volte ebbero l’imperio del mondo: quel della forza co’ Romani, della religione coi papi, del commercio colle repubbliche, finalmente delle arti e del sapere. All’incontro vedeva dalla Spagna esser derivati sommi mali all’umanità: l’intolleranza religiosa fin da Itacio, le false decretali, l’Inquisizione e corporazioni prevalenti sull’educazione e sulla politica.

Narrava come, ai tempi suoi, i giovani andavano per consiglio ai capienti, cioè non pubblicavano cosa prima d’averne avuto parere con provetti; e lagnavasi che più così non s’adoprasse in oggi.

Suggeriva un dizionario, ove a ciascuna suddivisione dello scibile umano si accennassero gli autori che n’aveano trattato; sommo ajuto ai nostri tempi, quando è già una scienza il conoscere quelli che di ciascuna scienza scrissero.