Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/64

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44 illustri italiani

imperatore universale onnipossente, Dante volea risedesse in Italia, e intimava esser i monarchi fatti pel popolo, non questo per quelli: anzi essi sono i primi ministri del popolo: tanto il senno abituale rivaleva, appena che l’ira attuale cessasse d’allucinarlo. Parimenti, geloso come si mostrò delle pure origini, bersaglia i privilegi di nascita e l’edifizio feudale, sino a voler abolita l’eredità dei beni, non che quella degli onori, «La pubblica potenza non dee andar a vantaggio di pochi, che, col titolo di nobili, invadano i primi posti. A sentirli, la nobiltà consiste in una serie di ricchi avoli: ma come far caso sopra ricchezze, spregevoli per le miserie del possesso, i pericoli dell’incremento, l’iniquità dell’origine? La quale iniquità appare o vengano da cieco caso, o da industrie fine, o da lavoro interessato, e perciò lontano d’ogni idea generosa o dal corso ordinario delle successioni. Poichè questo non potrebbe conciliarsi coll’ordine legittimo della ragione, che all’eredità dei beni vorrebbe chiamar solo l’erede delle virtù. Che se il diritto di nobili sta nella lunga serie di generazioni, la ragione e la fede riconducono tutte queste a’ piedi del primo padre, nel quale tutti furono nobilitati o tutti resi plebei. Poichè dunque un’aristocrazia ereditaria suppone l’ineguaglianza, la primitiva moltiplicità delle razze repugna al dogma cattolico. Vera nobiltà è la perfezione, che ciascuna creatura può raggiungere ne’ limiti di sua natura: per l’uomo specialmente è quell’accordo di felici disposizioni, di cui la mano di Dio depose in esso il germe, e che, coltivata da solerte volontà, divengono ornamenti e virtù».

E nel Convivio, dove più blandisce alle plebi e ai signorotti, intima: — Ahi malestrui e malnati, che disertate vedove e pupilli, e rapite alli men possenti; che furate ed occupate l’altrui ragioni, e di quelle corredate conviti, donate cavalli ed armi, robe e denari; portate le mirabili vestimenta, edificate li mirabili edifizj, e credetevi larghezza fare! E che è questo altro fare che levar il drappo d’in sull’altare, e coprire il ladro e la sua mensa? Non altrimenti si dee ridere, tiranni, delle vostre mansioni, che del ladro che menasse alla sua casa li convitati,

    dicitur humanum genus posse regi per unum principem, non sic intelligendum est, ut ab illo uno prodire possint municipia et leges municipales. Habent namque «nationes, regna et civitates inter se proprietates, quas legibus differentibus regulari oportet». De Monarchia. Sono le eccezioni, colle quali il buon senso ovvia le illazioni che convincerebbero di erroneo il posato principio.