Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.1.djvu/65

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e ponesse sulla mensa tovaglia furata d’in sull’altare, con li segni ecclesiastici ancora, e non credesse che altri se n’accorgesse».

Questi sfoghi egli si permetteva, non senza domandare scusa dell’opporsi all’opinione di Federico II.

Sbandito dai Guelfi, per passione si fa ragionato propugnatore della parte avversa; battuto dalla procella, cerca riposo nel despotismo; assoda l’incondizionata tirannide; vuol l’Italia sotto un imperatore; ma questa dignità non deve competergli perchè forte, bensì perchè giusto; attesochè mal segue il segno dell’aquila chi questa separa dalla giustizia. Egli, che lodava Roma d’aver avuto due reggimenti, non volea distruggere il temporale del papa, bensì che questo non soverchiasse l’imperatore.

Insomma non era vero ghibellino, ma guelfo bianco, sicchè batte entrambi i partiti, egli proscritto dopo essere stato proscrittore. Da ciò ottiene vista più elevata, superiore ai democratici di san Tommaso come agli imperialisti di Marsiglio da Padova, sebbene non si accorga che fra Guelfi e Ghibellini si erige la fiera imparzialità de’ tiranni. Se fosse stato d’un solo partito, l’altro partito l’avrebbe respinto: mentr’egli usa l’abito del medioevo che domanda un senso letterale ed uno concettuale, e dapertutto vuol trovare un significato arcano sotto alle forme della natura e dell’arte.


XIV.


E l’unità d’Italia fu vagheggiata e proclamata da Dante?

Si, ma al modo suo, cioè in coerenza co’ suoi principj filosofici, teologici, giuridici, etici, politici, che sempre facea convergere. Legge di movimento e fine dell’universo, secondo lui, era l’unità dell’ordine creativo, conforme a sant’Agostino, sulle cui traccie camminò san Tommaso, considerando le due città di Dio e del mondo congiunte nel viaggio terreno, di là della morte separate in due vie, che l’una conduce all’eterna felicità, l’altra all’inenarrabile miseria. La Città di Dio, la Somma del dottore Angelico, e l’Itinerario di san Bonaventura, furono le vere fonti dell’invenzione dantesca; che contempla il mondo uscire da Dio per la creazione, a lui tornare, in lui quotarsi: la sapienza lo crea, la Provvidenza il muove, la Giustiziarlo compie, in modo che

                    Le cose tutte quante
               Hanno ordine tra loro, e questo è forma
               Che l’universo a Dio fa somigliante;