Pagina:Italiani illustri ritratti da Cesare Cantù Vol.2.djvu/107

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vincenzo monti 97


VII.

Mentre ancora stava a Roma e in veste d’abate, avea preso usata colla famiglia Pikler, tedeschi immortalatisi nell’intaglio delle pietre dure. Vogliono che della Teresa s’invaghisse sol perchè figlia di tali artisti: ella di lui perchè lodato poeta. Che l’unione riuscisse virtuosa lo negarono le cronache e le satire d’allora1: ch’ella lenisse i tedj al marito dobbiam indurlo dalle affettuose poesie che esso le dirigeva, e dall’amore che sempre le mostrò: e negli ultimi tempi noi vedevamo ribollire la splendida sua bile al menzionare alcun di coloro che avevano osato intaccare la sua Teresina, fior di virtù. Ma altro noi sappiamo. Al lampeggiare d’un’occasione di canto, la coscienza suggeriva al poeta il rispetto dovuto al suo genio: ma aveva accanto chi gli faceva scintillare sugli occhi la lucrabile moneta, le carezze dei ministri, i sorrisi del Dio: e il Dio, quando cessò d’esser Napoleone od Eugenio, divennero questo o quel ricco, e chi avea villeggiature, e chi dava pranzi.

Anche al tenero poeta Delille, la moglie calcolava i cento scudi che ogni verso gli sarebbe pagato, e il tenero cantor de’ Giardini repudiava i cento scudi e le insistenze della moglie, e poteva cantare:

          On ne put arracher un mot à ma candeur,
          Un mensonge à ma piume, une crainte à mon cœur.

Unico frutto del matrimonio fu la Costanza, fanciulla bellissima qual può ancora ammirarsi nel ritratto che Agricola ne lasciò sotto le sembianze di Beatrice, e dove dalla tela parea dire, «Or mira, diletto genitor, quanto son bella»2. Erudita dai padre all’amore

  1. Vate superbo e docil minotauro.      Gianni.
    Carco di corna più che Ammone e Pluto.      Berardi.

  2. Più la contemplo, più vaneggio in quella
         Mirabil tela: e il cor, che ne sospira,
         Sì neirobjelto del suo amor delira
         Che gli amplessi ne aspetta e la favella.
    Ond’io già corro ad abbracciarla: ed ella
         Labbro non move, ma lo sguardo gira
         Ver me, sì lieto, che mi dice: Or mira,
         Diletto genitor, quanto son bella.