Pagina:Jeans - L'Universo Misterioso, 1932.djvu/114

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114 la relatività e l'etere


nostre menti, altrimenti noi non potremmo discutere su di essi; e qualcosa deve esistere al di fuori delle nostre menti per mettere nel nostro pensiero questo o un altro concetto. A questo qualcosa noi possiamo temporaneamente assegnare il nome di «realtà» ed è questa realtà che è l’oggetto di studio della scienza. Ma noi troveremo che questa realtà è qualcosa di molto differente da quello che gli scienziati di cinquant’anni fa pensavano dell’etere, delle vibrazioni e onde. Così che, giudicando con i modelli che essi se ne facevano e parlando, per il momento, il loro linguaggio, gli eteri e le loro onde non hanno alcuna realtà.

Eppure sono le cose più reali di cui noi abbiamo conoscenza o esperienza, e sono così reali, come nessun’altra cosa può esserlo per noi.

Il concetto di etere è entrato nella scienza due secoli fa o più. Quando le proprietà macroscopiche già conosciute della materia non furono sufficienti a spiegare un fenomeno, gli scienziati superarono la difficoltà creando un etere ipotetico, penetrante da per tutto, a cui essi attribuivano le proprietà necessarie per la spiegazione del fatto. E naturalmente vi era una tentazione speciale di ricorrere a questo procedimento nei problemi che sembravano parlare in favore di una «azione a distanza». E d’altra parte vi è tanto buon senso ad asserire che la materia può solamente agire lì dove è, e non può assoluta-