Pagina:Jolanda - Dal mio verziere, Cappelli, 1910.djvu/118

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d’una signorina, mostra d’interessarsi meno all’abbigliamento di lei che alle sue ipotetiche cognizioni d’educatrice futura? Qual fidanzato, qual giovine marito parla alla sua compagna d’un indirizzo morale e intellettuale da dare al figliuolo che verrà? Dov’è quel giovinotto che nell’accingersi a farsi una famiglia sua s’assicura e procura che colei ch’egli preferisce per tutta la vita, non sia ignara della grave responsabilità che le spetta, delle lotte a cui muove incontro? Ma nessuno! Ma nulla! Si sposano come colombi dal desìo chiamati, con le mani piene di fiori e la testa di romanticherie, e fuggono di qua e di là sognando un’eterna luna di miele: e quando il figliuolo s’annunzia — spesse volte non desiderato — è finita: il signore sospira pensando alla interminabile sequela di brighe e di spese, la signora diventa nervosa vedendo il suo vitino di vespa allargarsi e le sue eleganti toilettes invecchiare nell’armadio....

Ma poi quando il bambino c’è, vero e vivo, si trova che è una cosa più semplice di quel che pareva; c’è la balia, poi verrà la bambinaia, poi la istitutrice, il collegio: si può dunque continuare a fare la vita solita senza scomodarsi troppo. Poi un bambino distrae più del cane e del pappagallo nelle giornate piovose, finalmente lo si vestirà tanto bene che diventerà il più bell’ornamento artistico della casa. E la mammina comincia subito a sgridarlo se si fa una macchia, ride se si pavoneggia, è fiera di vederlo atteggiarsi a tiranno — continuando presso a poco così, finchè il bambino o la bambina riescono una seconda edizione, più meno corretta, dei loro progenitori.

Ma perchè, mentre l’igiene dell’infanzia ha fatto progressi indiscutibili, mentre si vigila rigorosamente