Pagina:Jolanda - Dal mio verziere, Cappelli, 1910.djvu/160

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se l’autrice non avesse la mano così leggera e l’intento di mantenersi in una sfera ideale così risoluto, avrebbero potuto degenerare nella sguaiataggine o in un verismo crudele. Ma, o la protagonista con la sua schiettezza quasi ingenua, o l’autrice col suo intervento di signora, o lo stile pieghevole e corretto, hanno sempre tutto salvato. E in quella mirabile scena, prima del primo duello di Roberto, così satura di emozioni e così laconica, noi possiamo vedere quella bella testa virile piegare sul florido petto di quella donna amante ed amata, senza che alcuna suggestione meno che pura offuschi la delicata visione. Udite:

«Lentamente, come sopraffatto dall’intensità delle lotte segrete ch’egli aveva sino a quell’istante saputo dissimulare, Roberto chiuse gli occhi, e, a guisa di uno stanco fanciullo, posò il capo sul petto della contessa. Lo sguardo di quella donna ebbe lo smarrimento vago d’un’estasi. Ella non si risentì nè si ritrasse. Tacque. Ma sotto il morbido rialzo del seno i violenti battiti del suo cuore giungevano all’orecchie di Roberto.

— Ah, — mormorò questi, quasi inconsciamente, — morire... non sarebbe niente. Ma così... nevvero?

— Così — susurrò Elisa, come un’eco lievissima involontaria.

Ci fu una lunga pausa, di quella pace, di quel silenzio.

Nient’altro.»

Perfino la figura di questo Roberto che non è che giovane, bello, forte, sano nella luce diffusa sapientemente su tutto il libro ci apparisce sotto il