Pagina:Kant - Considerazioni sul sentimento del sublime e del bello, Napoli, 1826.djvu/14

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al bello ed al sublime. 13


Epperò non è intanto su tale soggetto ch’io voglio richiamar l’attenzione. Esiste pure un sentimento d’una natura più dilicata, e che merita una denominazione più distinta, sia perchè lo si può esercitare per più lungo tempo, senza sazietà e senza esaurimento di forze, sia perchè suppone, per così dire, un felice irritamento dell’anima, che la rende propria a ricevere, a prima giunta, virtuosi movimenti; sia perchè annunzia in fine dei talenti e le belle disposizioni dello spirito, nel mentre che la sazietà e il fisico esaurimento hanno per ultimo risultato l’assenza di ogni idea. Questa disposizione è quella ch’io mi propongo di sottomettere alle mie osservazioni, non impegnandomi tuttavolta a seguirla nella lusinga annessa alle più elevate viste dell’intendimento, nè nel rapimento in cui abbandonavasi un Keplero, quando, secondo l’espressione di Bayle, non avrebbe consentito a cambiare una sola delle sue scoverte a fronte d’un principato. Quest’ultimo sentimento ha senza dubbio qualche cosa di assai fino, per essere trattato in un semplice abozzo, consacrato, per privilegio, a quelle emozioni de’ sensi, di cui sono suscettibili, come le altre, così pure le anime più comuni.

Prima d’ogni altro dobbiamo noi stabilire un principio, che il sentimento, per altri riguardi, delicatissimo, che noi vogliamo esaminare, è di due specie. Egli abbraccia il Bello ed il Sublime.

L’emozione che procurano entrambi, piace allo spirito, ma in un modo assai differente. L’aspetto delle montagne, le di cui vette coperte di neve vanno a perdersi nelle nubi, il rac-


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