Pagina:Kant - Considerazioni sul sentimento del sublime e del bello, Napoli, 1826.djvu/17

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16 delle disposizioni personali.

dini d’una immensa estensione, come gli orribili deserti di Chamo nella Tartaria, hanno, in


    serrato il tuo cuore alla pietà e ritenuti i tuoi tesori con una mano di ferro. Tu hai vissuto per te solo; in conseguenza tu sarai riggettato via di lontano; ogni comunicazione per te va a cessare coll’intiero creato, ed un eterno isolamento ti vien definito». Al medesimo istante, una invisibile forza mi trascinò di lontano, a traverso le parti dell’edifizio di questa creazione, cui non mi era più dato di appartenere. Lasciai ben tosto, dietro ai miei passi, mondi innumerevoli; a misura che avvicinavami agli ultimi confini dell’universo, io scorgeva, a me dinanzi, ispessirsi le ombre del vuoto senza limiti. Era quello l’impero spaventevole della solitudine, della notte, e d’un silenzio senza termine e senza origine. Insensibilmente perdei di vista le ultime stelle, e l’ultimo raggio d’un giorno tremolante si spense in fine nella più profonda oscurità.... Le angoscie della disperazione la più mortale mi straziavano e mi opprimevano, nel tempo stesso che allontanavami dall’ultimo de’ mondi abitati. Io pensava, con uno stringimento di cuore inesprimibile, che, quando diecimila volte dieci mila anni sarebbero passati sul mio capo, oltre i limiti di ogni creazione, ancor mi resterebbe a scorgere, senza fine, l’incommensurabile abbisso della oscurità in cui io era condannato a ingolfarmi privo d’ogni speranza di ritorno!...
    In mezzo a questo stupore, stesi la mia mano, con tanta forza, sugli oggetti reali, che mi svegliai. Io seppi da questo tempo apprezzare gli uomini, giacchè parevami che avrei pagato, con tutti i tesori di Golconda, il dritto di attirare verso di me, in quella solitudine, spavantevole, il menomo di coloro i quali nell’orgoglio della mia contentezza aveva respinto lungi dalla mia porta (*)
    (*) Riporto quì una quasi simile visione che ricordami d’aver letta in un autore romantico. Vi stava così scritto.
    «Impiegai il tempo di lunga vita in orgie e bagor-