Pagina:Kant - Considerazioni sul sentimento del sublime e del bello, Napoli, 1826.djvu/31

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30 delle disposizioni personali

egualmente queste diverse denominazioni. L’idea metafisica della grandezza incommensurabile dell’universo, le meditazioni della metafisica, dell’eternità, la provvidenza, l’immortalità dell’anima, presentansi con dignità e brillano di un vero Sublime: di più, vien disonorata la filosofia da una folta di sottigliezze vuote di senso, e il pretendere alla profondità non impedisce che le quattro figure sillogistiche non meritano d’esser poste tra le scolastiche scioccherie.

Nelle qualità morali, la sola virtù è Sublime. Ciò nullameno alcune ve ne sono che sono amabili e belle, che, quando accordansi colla virtù, le si possono considerar come nobili, senza aver precisamente il dritto d’essere annoverate tra i sentimenti virtuosi. Dilicata e complicata insieme è la materia da doversi esaminare: mal saprebbesi certamente chiamar virtuosa una disposizione dell’anima, sorgente di azioni tali cui possa bene collegarvisi la virtù, ma che, non entrando con essa in lega se non che occasionalmente, potrebbero offendere le immutabili regole della giustizia e del dritto. Una certa bontà, la di cui origine trovasi ordinariamente in un vivo sentimento di pietà, per sua natura è bella ed amabile; giacchè mostra, per la sorte degli altri uomini, quell’interesse di benevolenza, cui guidano egualmente i principj d’una sana morale; e pure tal felice disposizione, cieca alle volte, sovente ravvicinasi alla debolezza. Supponghiamo in fatti che tal sentimento a modo vi signoreggi che vi inclini a soccorrere co’ vostri danari un paltoniere, essendo voi al tempo stesso indebitato, e che vi ponete pel soccorso che voi gli offrite, nell’impotenza di satisfare