Pagina:Kant - Considerazioni sul sentimento del sublime e del bello, Napoli, 1826.djvu/4

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III

A CHI LEGGE.

Tradussi questa opericciuola del saggio di Kœnigsberg, non tanto per render comune a quei che l’ammirano, fra l’altre sue, questa produzione, quanto perchè odonsi spesso queste parole Bello, Sublime, Grazioso, Magnifico, etc. senza che sappiasene il vero significato. Queste idee astratte per vero più si sentono e si provano nell’animo nostro che si posson descrivere; benemerito pertanto è Emmanuele Kant che in poche pagine ne ha mostrato la loro filiazione, in un modo brevissimo sì, ma che non lascia per avventura nulla a desiderare in riguardo ai principii dell’estetica. Il feci pure per questo, che osservando spesso il malcontento quasi di tutti gli uomini per la condotta dei simili, chi tacciando d’orgoglio, chi di timidezza, chi di superbia, chi di protervia, e chi persino di total stupidezza, mirai a volerli persuadere piuttosto di compatirli che di fare svillaneggiar chi che sia alle