Pagina:Kant - Considerazioni sul sentimento del sublime e del bello, Napoli, 1826.djvu/64

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nel rapporto dei sessi. 63

ma il più terribile biasimo sui suoi menomi difetti. La scoverta di questi diviene pure una vera buona fortuna di cui ognun gode di prender la sua parte; e la qualificazione di folle l’è allor confirmata senza l’indulgenza annessa al suo primo significato. La vanità e l’orgoglio non conviene che si confondano: la prima, aspirando ai riguardi, onora in certo modo lo spettatore presso cui prende la pena di meritarli; l’altro, non isdegnando fare uno sforzo per acquistarli, già pare se ne proclami il padrone, e per conseguenza, gli sfuggono.

Se alcuni grani di vanità in nulla sono nocevoli per una donna in mezzo ad uomini, bisogna pertanto confessare che non ne bisogna di più per dividere tra loro le donne naturalmente chiaroveggenti. Le pretese dell’una, come investenti quelle delle altre, sempre troveranno un tribunale poco favorevole, pronto a giudicarle, e in questa lotta di attrattive, che mette in moto egual bramosia di conquista, scompaiono le amicizie o si riducono ad una ingannevole apparenza.

Nulla v’è di sì opposto a quel che fa parlare in noi il sentimento del Bello, quanto quel che provoca il disgusto o la ripugnanza, medesimamente che nulla di più esclude il Sublime quanto il ridicolo: quindi il trattar un uomo da pazzo, trovare una donna antipatica, è lo stesso che dire meritar tutto l’odio loro. Lo spettatore inglese pretende che non si saprebbe offendere più sensibilmente un uomo che chiamandolo mendace, e che nulla v’è di più ingiurioso per una donna quanto il rimprovero di mancar alla castità. Non trattasi già di sapere quel che sia lo più riprensibile, ma quel ch’è sentito nel mo-