Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/17

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14 INTRODUZIONE

terebbe senza difficoltà e senza aver bisogno di corpi di raffronto ogni cambiamento di velocità e di direzione. Per negare quindi ogni significato alla nozione del movimento assoluto, non accordandolo se non a quella del movimento relativo, due restrizioni sono necessarie: il movimento si deve fare in linea retta e con una velocità costante; secondo l’espressione ormai consacrata, esso deve essere rettilineo ed uniforme. Il principio di relatività meccanica esprime l’idea della significazione puramente relativa di questo movimento, questa volta senza limitazione dei modi d’osservazione; noi l’enuncieremo: “I movimenti rettilinei e uniformi non esercitano alcuna azione che li riveli; essi non sono quindi percettibili, possiamo figurarceli a volontà, come effettuantisi in un senso o nell’altro senza mutare neppure minimamente le condizioni fìsiche osservabili.” Se, per esempio, qualcuno pretendesse che tutto il nostro universo siderale, i suoi milioni di stelle, i suoi ammassi stellari, le sue nebulose, volino con una inconcepibile velocità attraverso lo spazio supposto vuoto e non contenente altro, gli si potrebbe domandare in che cosa questa ipotesi differisca dal suo inverso: decidere se essa abbia qualche senso dal punto di vista filosofico non è nostro compito; ma dal punto di vista scientifico essa ne ha così poco, come il supposto contrario che farebbe muovere lo spazio vuoto rispetto a noi.

Si vede facilmente che il principio di relatività meccanica è identico a quello dell’inerzia, secondo