Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/28

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I NUOVI FATTI 25

si doveva attendere di constatare un’azione corrispondente a quella trovata per il suono allorché si riferisce il suo movimento non più alla riva, ma alla nave in marcia. Immaginiamo dunque un osservatore che accompagni l’aria nel tubo di Fizeau e così piccolo che non possa vederne le pareti. Non potendo egli riferire ad esse il suo movimento e in conseguenza metterlo in evidenza, poiché tutto l’universo che può conoscere si muove con lui nella corrente d’aria, egli si considererà come in quiete. Supponiamo ch’egli determini la velocità della luce attraverso la sua atmosfera; per un raggio, il fatto di avere oppur no raggiunto un punto determinato ad un dato istante è, senza dubbio alcuno, assolutamente obiettivo e non può essere interpretato in modo differente, quali che siano la posizione e il movimento dell’osservatore. Ora, poiché detto osservatore si sposta contemporaneamente alla propagazione della luce, egli determinerà senza dubbio (questa conseguenza sembra inevitabile) nella sua propria direzione, ch’egli d’altra parte ancora non suppone, una velocità della luce più debole che nella direzione opposta o in una direzione laterale. In conseguenza egli potrà definire la velocità della luce in grandezza e in direzione, aggiungiamo per essere esatti, “relativamente” al sistema nel quale si propaga la luce stessa.

Non abbiamo l’intenzione di esporre particolarmente l’esperienza del Michelson; essa presume a tutta prima alcune cognizioni matematiche molto semplici del resto, e per di più è stata sufficientemente descritta in opere di volgarizzazione