Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/49

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46 LA RELATIVITÀ PARTICOLARE

lungo tempo, anche dopo che fu contraddetta, senza dubbio alcuno a nostro giudizio, dai fenomeni d’interferenza: dei quali almeno uno era conosciuto dallo stesso Newton. La teoria ondulatoria di Huygens è anch’essa rappresentativa. Se è estremamente difficile figurarsi delle onde tanto piccole da averne 2000 in un millimetro e che si succedano tanto rapidamente da percorrere in un secondo 300 volte la distanza tra Torino e Taranto, pure con esse non si rinunzia in modo definitivo a rappresentarsi i processi dei fenomeni. Al contrario il fatto che la teoria delle oscillazioni elastiche nell’etere si è mantenuta tanto lungamente, nonostante le difficoltà manifeste, ben dimostra la tendenza a rappresentare tutti i fenomeni con delle immagini meccaniche correnti, a considerare il movimento come l’essenza di tutti i fatti naturali, e a salvare, a qualsiasi costo, il carattere descrittivo delle teorie. Nessuna intrinseca difficoltà fece alla fine naufragare questa teoria elastica, ma le prospettive aperte dalle nuove conquiste della scienza, alle quali si collegano i nomi di Faraday, Maxwell ed Hertz. La rappresentazione figurativa però ha ricevuto un forte colpo dalla nuova teoria elettromagnetica della luce. In mancanza d’altro ci si poteva ancora rappresentare le particelle dell’etere oscillanti con una velocità fantastica, ma come immaginare un campo di forze che si propagano cosí velocemente attraverso lo spazio, sempre col suo doppio gioco, perpetuamente cangiantesi, di forze elettriche e magnetiche perpendicolari tra loro? E tuttavia queste