Pagina:Kirchberger - Teoria della relatività, 1923.djvu/89

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86 LA RELATIVITÀ PARTICOLARE

ratterizzano le loro concezioni. Planck, uno dei primi tra essi, l’ha detto un giorno molto esattamente: “Ciò che esiste è ciò che io posso misurare.” Infatti per essi il peso è unicamente la cifra letta sulla bilancia, la temperatura ciò che il termometro segna, l’intensità di una corrente elettrica ciò che l’amperometro dà. Allo stesso modo lo spazio non è che la possibilità di collocarvi dei metri, il tempo la possibilità di usare il proprio orologio, e niente piú. In quanto a ciò che si nasconde dietro questi concetti, abbiamo visto a pag. 43, che ciò non ha per essi che un valore inventivo1 e didattico.

I successi della fisica e delle tecniche derivate, successi che hanno lasciato lontano nell’ombra quelli di qualsiasi altro campo dell’attività umana, hanno dimostrato ad usura il valore di questi principî in questa scienza.

Ma ciò che è convenuto bene per concetti come quelli del peso, della temperatura, dell’intensità di corrente, nozioni puramente fisiche, non può valere senza difficoltà, per concetti generali come il tempo e lo spazio, che non rappresentano la proprietà speciale dei fisici. Ci si può in ogni caso domandare se non si sia in diritto di mantenere a fianco del loro spazio sperimentale, il vecchio spazio assoluto per delle speculazioni matematiche e filosofiche, la sua principale funzione sarebbe di dare delle basi solide non solamente a queste speculazioni e alla sintesi interna, ma ad

  1. A rigor di termini l’inventiva è l’arte di fare delle scoperte. Einstein però usa questa parola in un senso differente. Una teoria, per lui, ha un valore inventivo quando dà un giudizio sul valore di una legge.