Pagina:L'Effigie di Roma.djvu/12

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
12 strenna festiva

questo fatto, mi permetto di tessere una succinta storia dei tipi posti sui riversi dei denari più antichi. In principio vi si vedono i due Castores, i quali distinti dalle loro stelle vanno ia gran fretta a cavallo muovendosi da s. a d. l’uno accanto all’altro. A questo tipo a mano a mano succedettero altri, che rappresentano divinità montate sulle loro bighe o quadrighe, onde i denari si chiamarono bigati o quadrigati. Fra i bigati che sono ih genere anteriori ai quadrigati, tiene il primo posto quello della dea Luna ossia di Diana, come vien detto per un errore molto commune. Ella vien caratterizzata dalla mezza luna posta avanti alla sua testa nonché dalla stessa biga, poiché la biga è attributo tanto ovvio per Luna, quanto il cavallo per Castore; e si capisce che la sua biga fu la più adattata a rimpiazzare i due cavalieri colle stelle. La dea Luna ebbe un santuario nella vicinanza del Circo Massimo. Lo stesso si può dire delle divinità che erano le prime a seguirla sui bigati Vittoria, Venere, Diana, Ercole, in modo che le medesime divinità, sotto i cui occhi si fecero le corse circensi, sono state rappresentate sui bigati più antichi. Considerato lo stretto rapporto che lega quelle corse col culto romano, non si troverà strana l’idea di raffigurare specialmente quelle divinità in modo che sembrassero prender parte agli stessi ludi magni. Sopra denari più recenti però vediamo su carri anche altre divinità, i tempi delle quali non si trovarono in quel quartiere, e perfino persone istoriche. La biga è in genere data alle dee, la quadriga agli dei. Essa principalmente compete a Giove e rilevo che quelle dee, che per eccezione si vedono sui quadrigati, Vittoria, Giunone, Minerva e Libertas stanno in relazione strettissima col culto di Giove a Roma, perchè Libertas vi era denominazione dello stesso Giove vd. Preller 1. 1. p. 174 e Giunone e Minerva erano compagne di Giove Capitolino, il cui tempio si stimava pure posto solenne di Vittoria. vd. Liv. XXII, 37. È vero che alcuni dotti hanno proferita la conghiettura