Pagina:L'Effigie di Roma.djvu/18

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18 strenna festiva

disopra nota del valore in forma d’una piccola stella a sei raggi. Denaro molto frequente. Vd. n. 3 della tavola.

Roma ha elmo e scettro, siccome però questi attributi spettano pure a Minerva, si veda p. e. il denaro n. 163 Cornelia, bisogna aggiungere subito, che ella viene illustrata più precisamente dal nome. È vero che sui denari pili antichi la parola ROMA non ha altra funzione se non quella d’indicare la città patria della moneta, ma questa volta essa serve pure a spiegare il tipo, lochè vien reso vieppiù chiaro dal fatto, che non sta scritta al solito posto dell’esergo, ma dietro alla figura di Roma. Un’altra particolarità è la stella nel campo di sopra. Cavedoni Ragg. p. 88 dice, che sia aggiunta in segno di prospero augurio; non lo niego, ma faccio osservare che essa è pure nota del valore del denaro. Si sa che da principio sull’averso del denaro il valore è indicato mediante il numero degli assi compresi nel denaro, cioè mediante la nota X, la quale poi si cambiò generalmente in X, afinchè la linea traversale la facesse distinguere dalla lettera alfabetica X. Sui denari più recenti questa nota è omessa, ma prima che venisse in disuso completo, è stata da alcuni monetari trasportata sul riverso: si confrontino i denari n. 156 Marcia n. 119 Tullia ed in ispecie n. 149 Manlia, che nuovamente dal Mommsen è dichiarato per il più antico fra questi denari. La nota del valore vi è messa in qualche rapporto col tipo, perchè si trova come compagna della testa del dio Sole, mentre più sotto si vedono due altre stelle. Tale concetto è maggiormente sviluppato da M. Furius Philus, perchè sul denaro proposto la nota si può dire divenuta precisamente una stella, che reca buon augurio alla figura di Roma.

Roma reggendo una laurea nella d. alzata vuol incoronare un trofeo. Questo tipo ha grande analogia con quello del cosidetto vittoriato, il quale sebbene sia segnato con la parola Roma però fa parte del sistema monetario ro-