Pagina:L'Effigie di Roma.djvu/22

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22 strenna festiva

Romani, ma siccome prescindendo dalla presa di Tolosa nel 648 il decennio passato fra 640 e 650, che racchiude i denari del quarto periodo, non vide che una serie continua di sconfitte terribili dei Romani, così crederei che la tuba gallica dei denari indicati e del vittoriato più antico di T. Cloulius sia da ritenersi ricordo delle vittorie riportate anteriormente, e che in ispecie M. Furius L. F. Philus abbia rappresentato il trofeo gallico del suo antenato nell’intenzione di mettere una qualche consolazione e incoraggiamento sotto gli occhi della città patria, la quale in quel tempo versava in pericolo così grande contro l’attacco di popoli settentrionali venuti dalla Gallia. Come la stella così pure il trofeo doveva essere di buon augurio per Roma.

La persona del monetario peraltro non si conosce, l’ultimo personaggio della sua famiglia ricordato nella storia è, come dice il Mommsen, L. Furius Philus console del 618, il quale potrebbe essere stato padre del monetario. Restano però due osservazioni da farsi sulla maniera in cui è scritto il nome. In primo luogo invece della semplice V sono adoperate le due lettere OV. Non ci sono che due altri esempi di tale scrittura nella numismatica romana; si vedano le monete di quel T. CLOVLI n. 183 che era contemporaneo del monetario, ed i denari di un suo gentile P. FOVRIVS CRASSIPES che coniò come aedilis curulis prima del 673. L’uso dell’OV dunque è originariamente ristretto a un epoca molto limitata né si ripete più tardi che nel denaro d’un’altra famiglia della gens Furia. Poi il monetario ha messo il nome nel caso genitivo, come si riconosce non tanto dalla parola FOVRI perchè potrebbe essere nominativo abbreviato, quanto da quella PHILI, e si osservi che mentre la vocale I della prima sillaba fa parte d’un nesso lo chè è raro assai, quella della seconda sillaba è scritta per intera, eppure avrebbe potuto mancare del tutto, se il monetario avesse voluto concedere un’abbreviazione. Si sa che