Pagina:L'Utopia e La città del Sole.djvu/137

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danno soverchia briga per le rose famigliari e commestibili, perchè ognuno ne riceve secondo il proprio bisogno, toltone quando trattasi d’onorare alcuno. Allora e specialmente nei giorni festivi soglionsi in segno d’onore distribuire agli eroi ed alle eroine, mentre si pranza, differenti regali, come variopinte ghirlande, cibi graditi, vesti eleganti, ecc.

Sebbene durante il giorno, e nella città portino tutti vesti bianche, nella notte, e fuori della città, indossano abiti rossi di lana o di seta, e abborriscono siccome il più spregevole il color nero. Sono quindi avversi ai Giapponesi che prediligono siffatta tinta. La superbia è giudicata il più esecrando dei vizj, ed ogni azione che ne senta viene punita colle più crudeli umiliazioni. Nessuno quindi crede abbassarsi servendo a mensa, nelle cucine o nell’infermerie, ma chiamano ministerio ogni funzione, e dicono che tutte le azioni fatto dalle differenti parti del corpo umano sono egualmente onorevoli.

Non hanno la sordida costumanza di mantener servi, ad essi bastando, e molte volte essendo anche soverchia, l'opera propria. Ma noi con dolore vediamo l'opposto.

Napoli è popolata di settantamila persone, e solo dieci o quindici mila lavorando, prestamente vengono distrutti dalla soverchia fatica; il rimanente è rovinato dall’ozio, dalla pigrizia, dall’avarizia, dalle infermità, dalla lascivia, dall'usura, ecc., e per sventura anco maggiore, contamina e corrompe un infinito numero d’uomini assoggettandogli a servire, ad adulare, a partecipare de’ propri vizj a grave nocumento delle funzioni pubbliche. I campi, la milizia, le arti o sono neglette o pessimamente coltivate con dolorosi sagrificj d’alcuni pochi: ma nella città del Sole essendo eguale distribuzione di ministeri, d’arti, d’impieghi, di fatiche, ogni individuo non affatica più di quattro ore per giorno, consecrandone il rimanente allo studio, alla lettura, alle dispute scientifiche, allo scrivere, al conver-

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