Pagina:L'acqvedotto pvgliese le frane ed i terremoti.djvu/12

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esposto alle illusioni, come dimostra per esempio il sopracitato periodo del signor avvocato Pasca, indubbiamente persona colta ed amante del proprio paese.

Considerando così enormi difficoltà, che inevitabilmente si opporranno alla costruzione dell’acquedotto nel tratto da Caposole alle Murgie, le franosità che quivi in generale presentano i terreni attraversati, la somma preventivata senza alcun dubbio riuscirà inferiore al costo presumibile dell’opera compiuta; anzi ci pare persino impossibile poter in tali condizioni compilare un preventivo approsimato. Anche la Ditta che, per disposizione di capitolato, dovrà assumere la responsabilità della buona riuscita dell’opera, la consegna della medesima nel tempo prestabilito e l’esercizio dell’acquedotto per 90 anni ci deve pensare due volte!



Abbiamo già accennato come alle obbiezioni da noi sollevate sull’alta sismicità della ragione di presa e dove si sviluppa la parte principale e più costosa del progettato acquedotto pugliese — malgrado la dimostrazione da noi offerta fosse corredata di notizie di inoppugnabile valore — alcuni si siano mostrati increduli stimando che se si volesse badare ai pericoli dei terremoti non si dovrebbe più costruire alcuna opera grandiosa. Ma chi non è addentro negli studi sismologici non può avere un esatto concetto di alcuni fatti fondamentali messi in luce dalle recenti ricerche, che cioè la crosta della terra presenta regioni più frequentemente ed intensamente scosse da terremoti: che le varie manifestazioni corocentriche di un dato distretto sismico si possono riguardare come ripetizioni l’una dell’altre: che nei diversi terremoti, i quali nel corso degli anni sconquassano una determinata regione, sono quasi sempre i medesimi paesi che vengono maggiormente colpiti.

Ora nei nostri studi precedenti, accennati questi fatti di capitale importanza, abbiamo messo in evidenza come nei pressi di Caposele e di Teora esista una regione instabile, che nel passato secolo ha dato il disastroso terremoto del 9 aprile 1853, che colpì in modo speciale le due località dianzi ricordate, il quale si identifica con la scossa rovinosa del 29 gennaio 1733. Abbiamo pure accennato come il risveglio di tale centro abbia cooperato a produrre le memorande rovine del 1456; come i terremoti dell’area sismica del Matese, e specie quelli irragiati dalla zona di scuotimento Beneventano-Avellinese, e gli altri causati dall’attività dei reconditi focolari del distretto del Tanagro, abbiano causato danni più o meno gravi non solo a Caposele, a Conza ed a Teora, ma