Pagina:L'aes grave del Museo Kircheriano.djvu/30

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14 prefazione

che ad un altro, escludono dall’ asse romano qualunque peso, che s’ intramezzi fra’ due estremi stabiliti delle dodici e delle due oncie. Ora pongasi una sì fatta testimonianza a confronto delle moltissime monete romane, a cui si riferisce. Senza mettere a calcolo le monete maggiori o minori dell’ asse, ecco in compendio lo stato metrico de’ nostri trentacinque assi romani. Sono cinque i pesantissimi, al pari forse di quanti se ne possano in altre mani rinvenire, e stanno sopra le dieci oncie romane, senza però che alcuno arrivi a toccare le undici: sedici salgono gradatamente dalle nove alle dieci: due soli tra le quattro e le cinque: dodici tra le due e le tre: gli ultimi due oltrepassano l’ oncia e mezzo senz’ arrivare alle due. Avvisiamo che nel raccogliere queste monete, appena mai noi abbiam tenuta ragione della varietà del peso: chi amasse adunare cotali varietà, riuscirebbe in poco tempo a mettere insieme molto più di ciò che noi abbiamo fatto. Avvisiamo eziandio, che la libra ed oncia romana dell’età nostra se non eguaglia a puntino, differisce di pochissimo dall’ antica.

Sappiamo non esservi mancato chi anche in questa parte ha voluto prendere le difese delle parole di Plinio. Ma né i sottili giuochi dell’ingegno, né i fervidi della fantasia oggidì la vinceranno contra la forza de’ monumenti. La numismatica si crea da se medesima la parte migliore della sua storia: e nulla sarebbe la nostra ragione, se nella discordanza degli scrittori o delle scritture, soggette a si svariate alterazioni, non avessimo il coraggio di porre la moneta al di sopra d’ogni altra autorità in cosa che alla moneta medesima s’appartiene. Conchiudiamo adunque, e diciamo, che Plinio, il quale sì solennemente ne ha significato di non conoscere né il preciso tempo della introduzione dell’ aes grave figurato in Roma, né le precise imagini che sopra vi furono scolpite, non è maraviglia, che qui ci dia l’altra prova d’ ignorare i pesi diversi che l’ aes grave ebbe in diversi tempi.

Questi sono i dettati di Plinio, su la norma de’ quali scrissero cose nullameno portentose molti tra que’, che ne’ moderni tempi vollero illustrare l’aes grave. E pure senza di essi il presente lavoro sarebbe incomparabilmente da meno di quel che è. Tutti ci hanno somministrati sicuri documenti o per iscoprire il vero, o per riconoscere il falso. Perciò in niun’ altra cosa siamo stati inesorabili, se non nel rifiutare qualsiasi loro nome ed autorità, quando non si accordava col testimonio che di se davaci la moneta. La povertà in che tuttora trovansi alcune parti del medagliere del Collegio Romano, l’impossibilità d’ istituire confronti con quelle monete, di cui finora non conosciamo che un esemplare, e quindi l’ arduità di risaperne la provenienza, la meschinità della erudizione, la debolezza dell’occhio e della mente non possono a meno di non aver condotti noi altresì in molti traviamenti. Per gli avvisi che cortesemente ci vengano dati non tarderemo ad emendarci in quelle appendici, che costretti saremo a publicare a mano a mano che scopriremo o che ci verranno indicati nuovi monumenti.