Pagina:L'aes grave del Museo Kircheriano.djvu/64

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48 PARTE SECONDA

besi il merito della distribuzione delle ventisei monete di queste quattro tavole. I dotti in questa scienza numismatica conoscono il disordine in cui finora si sono giaciute; e n’era in colpa il falso sistema che dominava le menti di chi le possedea, e impediva all’occhio il far prevalere i suoi consigli, che in questi studj sono sovente più sicuri che quelli dell’ingegno e della dottrina. Non convalideremo con ragionamenti la giustezza di quest’ordine. La clava raddoppiata in ciascuna delle monete della tavola V. non è solo bastevole ad incatenare indissolubilmente quella seconda serie, ma per la identità delle impronte la prima eziandio, comechè mancante di quel simbolo. Così la piccola falce scolpita su le monete della tavola VII. non pure dissipa ogni sospetto d’errore rispetto a quella quarta serie, ma ne fa indubitata fede eziandio in favor della terza quantunque sfornita di quel rusticano arnese.

Se non che l’occhio non ne avrebbe data mai cosi giusta lezione, se non avessimo saputo raccogliere i monumenti da sottoporre al suo giudizio. All’antico medagliere del Collegio Romano, come può vedersi nella publicazione del De Zelada, mancavano le monete più nobili di questa illustre confederazione latina; mercechè qui non vi aveano gli assi della prima, della seconda e della quarta serie, che infra tutte le ventisei sono i più difiicili a rinvenirsi. Ci recammo quindi con molta vigilanza a riparare così grave difetto; e fu tra mezzo a queste ricerche che finimmo di persuaderci che il Lazio antico era la stanza di questi confederati. Imperocché scegliendo le ben conservate e rifiutando le informi tra le monete di questa confederazione che ci venivano universalmente dalle terre più a Roma vicine, giugnemmo in brevi anni a contarne ben centoquaranta, con la certezza per noi inapprezzabile che un ripostiglio di soli assi primitivi scoperto, sono già otto anni, nella vigna Petagna sotto i cipressi di villa Mellini - Falconieri a monte Mario, ci forniva gli assi della prima, seconda e terza serie, che la prossima Sabina ne mandava l’asse della quarta disotterrato dalle sue campagne, e che nelle vicinanze d’Ostia un ripostiglio anche più numeroso di quello di Monte Mario, avea in questo fratempo messi in luce soli assi della terza serie.

La storia primitiva del Lazio può dirsi al tutto smarrita, se si eccettuino alcune tradizioni che ci sono state tramandate quasi concordemente dai poeti, da’ mitografi e dagli storici stessi dell’antichità. Abbiam da costoro, che i pelasgi congiunti forse agli aborigeni discacciaron di qua i siculi o i qualunque altri essi fossero gli abitatori precedenti, e quivi si eressero in un giusto impero. Pare che avesser costoro a condottiere un cotal Mercurio, pelasgo anch’esso; e che non molto dopo accorresse tra loro come a sicuro asilo un Saturno, cercato, dicono, a morte dal figliuolo Giove. Narrano che Saturno, il quale sembra venisse da regioni meno rozze ed incivili, si facesse a’ suoi ospiti maestro delle arti alla comodità della umana