Pagina:L'asino d'oro.djvu/140

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124 dell'asino d'oro

per generare un altro figliuolo, il quale sarà molto migliore che non se’ tu: anzi, acciocchè tu ti accorga meglio dello error tuo, io voglio adottare un di quei miei schiavetti, e a lui donar le penne, le fiamme, l’arco, le saette, e tutta la mia masserizia, la quale io ti diedi, a cagione che tu l’usassi ad esercizio migliore; delle robe del padre tuo, non ce n’è alcuna che sia alle tue arti accomodata. Ahime! che tu fusti troppo male allevato nella tua fanciullezza: tu hai le mani troppo ben preparate a far male; e tante volte con poca riverenza hai battuto i tuoi maggiori, e la stessa madre tua, me dico, me medesima, omicida crudele, ogni dì mi vituperi, ogni dì mi percuoti e dispregimi; non altrimenti che s’io fussi una povera vedovella. E in oltre ti fai beffe del patrigno tuo, di quel ferocissimo e gran guerriere; e per mio maggior dispregio e dolore mille e mille volte gli hai procacciate.... Ma io ti prometto di trovar via, che tu sarai punito di cotesti tuoi scherzi, e che coteste tue nozze ti sapranno d’amaro. Ma or che io son la favella di ognuno, che farò io? dove mi volgerò io? in che modo restrignerò io questa tarantola? chiederò io aiuto dalla Sobrietà, che so pur quanto ella mi è nimica, e come per la costui lascivia io l’ho offesa infinite volte? Infine egli mi bisogna sanza fallo alcuno esser con questa villana donna, la quale è sì secca e sì vincida, che io ne triemo: nientedimanco io non posso dispregiare il sollazzo d’una tanta vendetta; e però me la conviene chiamare, ancorchè io non voglia: niun’altra è al mondo che meglio possa gastigar questo cianciatore, sfondargli la faretra, spuntargli le saette, spezzargli l’arco, spegnerli le faci; anzi il corpo suo con aspri rimedj ristrignerli com’ella vuole: allora mi parrà essere in parte soddisfatta di cotante ingiurie, quando io gli avrò tosate quelle chiome, le quali io ho tante volte con lacci d’oro con queste stesse mani ristrette e annodate; e quando io gli averò tarpate quelle penne, che così spesso ristrignendomele in seno, io d’ambrosia ho allagate. E