Pagina:L'asino d'oro.djvu/158

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142 dell'asino d'oro

volta, ma finisci nondimeno per ora strenuamente il precetto della mia madre, e delle altre cose a me lascia il pensiero, che io l’eseguirò. E avendole dette queste parole, spiegate le penne, via se ne volò. E Psiche, senza indugio andatasene da Venere, le portò lo addomandato presente. In questo mezzo l’agile amatore acceso d’uno incomportabile desiderio della sua donna, e temendo grandemente della repentina severità della madre, fece pensiero di aprir la borsa delle sue frode; e con preste ali penetrato la sommità del cielo, esposta la sua causa al gran Tonante, supplichevolmente si gli raccomandò. Allora Giove prese la sua picciola e bella bocca, e accostatasela alla sua, e baciatola più volte, gli disse: Avvenga, il mio figliuolo e padron mio, che tu non mi abbia renduto mai quell’onore che mi è stato concesso e decreto da tutti gli altri altissimi Iddii, anzi abbi più fiate questo petto mio, entro al quale si dispongono le leggi degli elementi e gli scambiamenti delle stelle, e con più e più colpi ferito, e assai sovente macchiato col fango della libidine de’ terrestri amori, e contro alle disposizioni delle leggi e della giustizia, e massimamente, e fuor di quel che vuole la pubblica onestà e disciplina, sminuito la mia fama co’ brutti adulterj e la mia estimazione, in serpente, in fuoco, in fiere, in uccelli, e in altri simili animali il mio volto sozzamente trasformando, nientedimeno, perciocchè non posso mancar della mia natia modestia, e poichè tu se’ cresciuto tra queste mani, io farò il tuo volere, purchè tu ti ricordi che egli si vuole aver l’occhio agli emuli tuoi; e inoltre, che se adesso alcuna pulzella è giù nel mondo vaga e gentile, che tu mi se’ obbligato coll’amor suo a ricompensar il presente beneficio. E avendo finito queste parole, fattosi chiamar Mercurio, gli comandò che allora e’ bandisse il consiglio di tutti gl’Iddii, con condizione, che se alcuno mancasse, egli s’intendesse esser caduto in pena di diecimila ducati. La cui tema fu cagione che tutti con maravigliosa prestezza si presentassero nel teatro: dove sedendo Giove