Pagina:L'asino d'oro.djvu/159

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libro sesto 143

sopra ad una eminente sede, imposto silenzio ad ognuno, fece questa orazione. Iddii descritti nella matricola delle Muse, questo giovane, il quale io mi sono allevato con queste mani, come io so che tutti voi vi ricordate, io ho giudicato che egli sia oramai bene con qualche freno ritenere i caldi impeti della sua gioventù, ch’e’ non trascorrino più oltre di quello che egli hanno fatto. Assai è egli per li molti adulterj e per altre corruttele infamato insino ad oggi; e però egli è da tor via ogni occasione, e raffrenar la puerile lussuria co’ fortissimi lacci del matrimonio. Egli medesimo si ha eletto una fanciulla, ed halla privata della sua virginità: tengasela, posseggasela; ed abbracciando Psiche, sempre si goda i suoi amori. E voltosi verso Venere, seguitando le disse: Nè ti contristar per questo, la mia figliuola, nè aver temenza della tua schiatta, nè del tuo stato, per lo mortal matrimonio; chè provvederò in modo che queste nozze a uguali divenute sieno, e secondo la disposizion delle leggi civili. E così dicendo comandò a Mercurio che ne menasse in cielo la bella Psiche, subito ch’ella fu giunta, datole a bere un bicchiere d’ambrosia: prendi, disse, o Psiche, che sia immortale, nè mai si sciolga Cupido da’ legami tuoi. E dato ordine alle nozze, ch’elle fussero magnifiche e grandi, in breve spazio fu preparato un realissimo convito. Sedevasi nel principal luogo della tavola il novello sposo, e in grembo aveva la sua bramata Psiche: accanto a lui era Giove colla sua Giunone: e poscia ordinatamente secondo le lor preminenze seguitavano gli altri Iddii di mano in mano. A Giove porgeva il nettare, che è il vino di quel del cielo, il coppier suo, quel rustico Ganimede; agli altri dava Bacco da bere: Vulcano fece la cucina: le Ore e colle rose e con altri fiori fioriron la casa: le Grazie la profumarono: le Muse ferono doppia musica: Apollo cantò in sulla citara: Venere al suon d’un soave conserto dolcemente ballò. Il consorte era in questa guisa: le Muse cantavano, e un Satiro sonava i flauti, e Panisco una sampogna. E in questa guisa arrivò Psiche