Pagina:L'asino d'oro.djvu/165

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libro sesto 149

tandoci, un di loro ci disse: E dove sete voi avviati con tanta prescia, or che egli è di notte? nè temete delle ombre nè degli spiriti che vanno attorno in questo tempo? Dove ne andavi tu, buona fanciulla? a rivedere il tuo padre e la tua madre? ma noi, a cagione che tu non vadi sola, ti farem compagnia, e ti mostreremo una via più breve per ire a’ tuoi. E mentre ch’egli parlava in questa guisa, presale la cavezza di mano, mi rivoltò indietro; nè restò mai con un baston pien di nodi, ch’egli avea fra mano, di darmi all’usato di strane tentennate: e perciocchè io ritornava malvolentieri alle mie rovine, ricordandomi del dolor delle unghie, menando il capo in su e in giù, cominciai a zoppicare. Perchè quegli, che mi aveva fatto tornare indietro, disse. Di nuovo vai zoppo, e non puoi muovere; e cotesti tuoi piedi sciancati posson fuggire e non andare? poco fa vinceva egli la celerità dell’impennato cavallo di Pegaso. E mentre che ’l buon compagnone, non restando di mazzicarmi, cianciava così con essomeco, noi eravamo arrivati agli ultimi ripari della lor casa: e alzando il capo, io vidi quella povera vecchia, che