Pagina:L'astronomo Giuseppe Piazzi.djvu/116

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DEL SISTEMA DEI PESI E MISURE. 107

generale parlamento di Sicilia, 10 luglio 1806, Ferdinando III accordava la unità e uniformità dei pesi e misure per tutto il regno, pensava doversi tosto costituire una Deputazione, composta di tre illustri e benemeriti professori di quell'università, i quali furono appunto il p. Giuseppe Piazzi, Domenico Marabitti e Paolo Balsamo, con ufficio di «presentare un piano di uniformità di pesi e misure semplice, chiaro e adatto alla intelligenza comune.» Ne fu anima il Teatino, e la relazione presentata al re, il 1° febbrajo 1809, stesa da lui, mostra quant’amore e sapere e’ ponesse nella seria impresa. Da essa però si rivela il suo dissentire dai principi che avevano fatto trionfare in Francia il sistema decimale, al quale Piazzi non previde la fortuna che noi oggi constatiamo quasi dovunque incontrata. Infatto egli scrisse: «Egregio, bellissimo sistema! quante volte si trattasse di darlo o ad una nazione che non ne avesse alcuno, o ad una società di filosofi, ma non tale certamente nè per la Francia istessa, nè per il rimanente dell’Europa. Una rivoluzione generale in un affare di tanta grandezza e di tante conseguenze, opera non è del momento, nè forse di secoli e secoli... Oltre di che, ove insorgesse qualche dubbio sulla vera lunghezza del metro, che si farebbe mai? Converrebbe rimisurare un arco del meridiano...

«E se la nuova misura per la diversità di strumenti, di luogo o di altro accidente, risulterà alquanto diversa dalla prima, come si risolverà la quistione? Converrà, non vi ha dubbio, ricorrere ad una misura