Pagina:L'astronomo Giuseppe Piazzi.djvu/133

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124 DISCEPOLI DELL’ASTRONOMIA.

la estrema vivacità del carattere, massime nello sciogliere le difficoltà dei giovani che ricorrevano a lui.

Nè mancarongli discepoli degni, quali l’abate Giuseppe Pilati, il canonico Nicola Carioti ed altri; ma tra essi primissimo Niccolò Cacciatore, non solo discepolo, ma amico e chiaro successore a lui nella specola, quegli stesso che lavorò sì lodevolmente nella revisione del gran catalogo, per testimonianza dello stesso maestro, che di lui scriveva: Multum me debere lubentissime fateor.

Così conosciuto poi per la sua fermezza ed onestà che, quando dal re Ferdinando furono esiliati nelle isole circostanti alla Sicilia cinque baroni siciliani, promotori della rivoluzione del 1812, amici dell’astronomo, il sovrano, a chi lo calunniava al suo cospetto, rispondeva sicuro: «Non lo credo. Piazzi è stato, sì, amico dei baroni; ma è il suddito più fedele e affezionato, ch’io mi conosca. E il re fece sì che il cortigiano denunziante alla regina, non avesse più a frequentare le stanze di lui.» E allora che, nel 1798, si volle da taluno che egli sgombrasse l’Osservatorio per alloggiarvi la famiglia reale, esule da Napoli, il re non permise che si disturbasse l’Astronomo. Ma sebbene e’ fosse famigliare con alti personaggi e ministri, seppe così nobilmente sentire la propria dignità e ’l decoro, che nulla mai chiese per sè; solo sollecito d’interporre i suoi uffici a pro di sventurati, dei timorosi d’avvicinarsi al trono, o di chi avesse ragion di domandare nel nome della giustizia e della verità.