Pagina:La Cicceide legittima.djvu/206

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La bellezza di D. Ciccio.
Al Sig. Matteo Regali.

lii.

MAtteo, quando si fè quella disputa
     Di chi fosse il più bel tra gli Uditori,
     Dissi, dando a D. Ciccio i primi onori,
     4Ch’al volto suo la palma era dovuta:
Ma quando venne ad esser risaputa
     Tal decision da’suoi Competitori,
     Ne fer querele, strepiti, e gridori.
     8Come di grave ingiuria ricevuta;
Or per sedar questo bisbiglio insano,
     E porre omai sì gran tempesta in calma,
     11Col mostrar, che dal ver non m’allontano,
Io torno a dir, né lo ridico in vano,
     Che ’l suo mostaccio merita la palma,
     14Ma merita la palma d’una mano.


La Trasformazione.
A D. Ciccio.

liii.

QUando qualche mortal nel tempo andato
     Commettea contro i Numi alcun misfatto
     A l’uso militar, venia di fatto
     4Per suo castigo in bestia trasformato.
Così pagando il fio del lor peccato
     Aracne un Ragno, ed Areon su fatto
     Subitamente un timdo Cerbiatto,
     8Che poi da’ Veltri snoi fu lacerato.
Or io, che nel vederti ho l’occasione,
     D. Ciccio, di mirar con gl’occhi miei
     11Ogni tua qualità, senso, ed azione,
Stimo fra me, che t’abbiano gli Dei,
     Per qualche tua gran colpa, o trasgressione
     14Trasformato in quell’Asin, che tu sei.



I6 La