Pagina:La Cicceide legittima.djvu/218

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211

A D. Ciccio nel medesimo Soggetto.
Alludendosi alla sua frequente indisposizione di Morici.

lxv.

DUnque per tanto poco
     V’è montato capriccio,
     Caro Signor D. Ciccio,
     4Di mandar ogni cosa a ferro, e foco?
     Sebben dall’altro canto,
     Se 'l vostro genio è tanto
     Pronto a far sangue, in ver n’avete appresso
     8Efficace il motivo,
     E l’esempio impulsivo
     Dal vostro Culo istesso.
     Dal vostro Cul, che spesso
     12Inviperito, e gonfio a par d'un angue
     Per ogni poca cosa anch’ei fa sangue.
     


A D. Ciccio desiderato in Cielo.

lxvi.

QUando il Coro divin, per dar di mano
     Al governo del Mondo, in Cielo ascese,
     Ciascun de' Numi un Animal si prese
     4Per attual Ministro, e Cortigiano:
Giuno al Pavone, a l’Aquila s'apprese
     Giove, e gl’altri così di mano in mano:
     Or, vago anch’ei d’avere il suo, Vulcano
     8In te D. Ciccio ha le sue voglie intese.
Se ben però (rispetto al bel folgore
     Che vibra di Giunon l’occhiuto Augello,
     11E ’l bianco Cigno de la Dea d’Amore)
Tu puoi temer di non aver l’onore
     D’esser tenuto l'Animal più bello,
     14Almen l’avrai de l’essere il maggiore.



D. Cic.