Pagina:La Cicceide legittima.djvu/219

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D. Ciccio, essendo infermo, muta ogni giorno la forma del Testamento.

lxvii.

D. Ciccio essendo prossimo al morire,
     E nol volendo far senza testare,
     S’è messo di proposito a pensare
     4Sopra la forma del distribuire;
Ma par, che non si sappia stabilire
     Nella risoluzione, ch’egli è per fare;
     Onde muta, e rimuta, e per mutare
     8Ha speso in carta quantità di lire:
Quindi preveggo già, che inutilmente
     Farallo, e che l’erede universale
     11Vedrà quel, che sperò, ridotto al niente:
Poichè, se punto se gli allunga il male,
     Egli avrà speso in carta solamente
     14Pria, che sia morto, tutto il Capitale.


Il pianto di Clio per la Morte di D. Ciccio.
Al Sig. Bernardo Moscheni.

lxviii.

MOrto D. Ciccio, al suo feretro appresso
     Con questi amari accenti aprir s’udio
     L’interno suo dolor la mesta Clio,
     4Cerchiata il crin di pallido Cipresso.
Sgorghi dagli occhi miei tutto il permesso,
     E su Cetra dolente il Delio Dio
     Le sue voci accoppiando al canto mio,
     8Pianga il gran caso, e lo deplori anch’esso.
D. Ciccio amato, e C....ato tanto!
     Oh qual racchiude in se pena il mio petto
     11Per la tua morte! oh qual dolore, oh quanto!
Signor, con questo inconsolabil canto
     Sen dolea la meschina; e con effetto
     14Volea più dir; ma l’interruppe il pianto.



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