Pagina:La Divina Commedia Napoletano Domenico Jaccarino-Nfierno.djvu/160

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N.° 8.


Ed il Pazzo nel suo n. 6, del giorno 8 Agosto, rispondeva all’attacco col seguente articolo:

POLEMICA

La Staffetta di Domenica 4 del corrente mese, anno primo ed ultimo, numero 14 (dell'ubbriaco), ci regala un ARTICOLONE più o meno aristarchico, più o meno pulcinellesco, più o meno sciocco. Lo scrittore del suddetto articolo dava uno sguardo sul 2.° numero di questo Pazzo a vol di uccello ed a passo di asino; e ci aveva ragione, perchè non si trattava nè di politica, nè di sarcasmo, e molto meno di spirito o di lepidezza. Trattavasi niento di meno, che della nuova pubblicazione di un’opera intitolata:

Dante popolare sbotato a llengua nosta da lo BRAVO POETA Mineco Jaccarino!!!

Signor Aristarco, o voi non leggete i giornali più diffusi e accreditati, o pure avete il cervello della lumaca. Avete letto il Brenta di Bassano, La Domenica del chiarissimo Francesco Mastriani, il Conciliatore e l'Osservatore Commerciale?

Noi non siamo usi a precipitarci così alla cieca come credete voi. Dietro il giudizio del Mastriani ci determinammo scrivere quell’articoluccio nel nostro giornale. Voi dite, che facendo l’Ave Rabi (non Rube) al bravo poeta, non può costituire a noi nè fama, nè fortuna, nè protezione; e qui dite bene, perchè la fama è tutta vostra e la fortuna è degli audaci. E la protezione? In quanto alla protezione possiamo assicurarvi con legali documenti, che noi siamo stati sempre i protettori delle belle lettere, della gioventù studiosa e degl’infelici, più o meno come voi.

Duolmi soltanto, che la Staffetta, la quale dovrebbe camminare a passo accelerato, la si vide sempre fermata in un luogo: al contrario il nostro Pazzo, che dovrebbe star chiuso ed incatenato scappa a tutta corsa per le vie del bel Paese.