Pagina:La Divina Commedia Napoletano Domenico Jaccarino-Nfierno.djvu/159

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suo n.14, anno I. del 4 agosto 1867, di stampare il seguente articolo:

Un nuovo giornale — Giorni sono ci capitò fra mani il secondo numero del nuovo giornale, che ha il nome IL PAZZO, nel quale leggemmo varii articolucci più o meno politici, più o meno sarcastici, più o meno umoristici: ma non bazzicando noi di coteste materie, vi davamo uno sguardo a vol d’uccello e toccavamo via, poco o nulla riflettendovi. Giungemmo però ad un punto sul quale dovemmo far sosta d’un colpo, viemaggiormente perchè non si trattava nè di politica, nè di sarcasmo, e molto meno di spirito o di lepidezza. Trattavasi niente di meno, che della nuova pubblicazione di un’opera intitolata — Dante popolare sbotato a llenga nosta da lo BRAVO POETA Mineco Jaccarino!!.

Ma come non fermarsi leggendo simile epigrafe? Trattasi della traduzione in versi in dialetto napolitano della Divina Commedia del Creator di nostra favella, bagattella!!

Sul bel principio rilevammo che volevasi innalzare al cielo il BRAVO POETA, come in tempo già alquanto da noi lontano i poeti facevano a’ loro mecenati; ma riflettendo fra noi pensavamo, e facevamo il seguente raziocinio; far l’ave Rabe al BRAVO POETA non può costituire alla apologista nè fama, nè fortuna, nè protezione: molto di manco può dirsi, che lo spirito di verità lo avesse indotto a scrivere cose cotanto lontane dal vero, poichè è nota la nullità del traduttore tanto sociale, quanto letteraria: ma tutto ciò è poca cosa; l’uomo può travedere, può ingannarsi.

Ciò che ci ha scandalezzati e che non potremmo menar buono neppure a nostro padre è, che arriva ad un punto la tracotanza dell’apologista di dubitare a CHI dare la deritta, si a Dante o a lo traduttore (sic). Si sono intese mai simile bestemmie?!

Solo un Pazzo (è il titolo del giornale) può scrivere simili minchionerie. Chi ha fior di senno pensa dieci volte prima di pronunziare un giudizio, anche in cose di minor rilievo: ma spingersi tant’oltre è solo dato a’ folli!.

Quanto prima faremo un saggio critico sull’opera in discorso, per far maggiormente risaltare ciò che di sopra abbiam detto.