Pagina:La Divina Commedia Napoletano Domenico Jaccarino-Nfierno.djvu/173

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di un diluvio universali di manifesti ed annunzii d’opere, che abbracciano tutto lo scibile umano, dalla medicina all’astronomia, dalla zoologia alla trastologia.

È dunque un mostro di scienza questo Domenico Jaccarino?

Nient'affatto — è nè più nè meno che una ventosità letteraria.

Di lui potrebbe dirsi, come del satiro nel Pastor fido:

Mezzo uomo, mezzo capra e tutto bestia.

Occuparsi di un’Jaccarino, vuol dir occuparsi di un caso di cholera di più.

Se noi ne parliamo, è perchè ne’ giornali serii abbiamo inteso tando lodare una traduzione della Divina Commedia in dialetto napoletano perpetrata da questo Jaccarino.

Affè di Dio, messeri del Pungolo, Patria e Compagni!... Che vi vogliate occupare del cholera, sta bene; che vogliate fermarvi tanto su’ rimedii, sta meglio; ma occuparvi anche di un Jaccarino, vuol dire propagare maggiormente gl’insetti cholerici e additare l’emetico e l’oglio di ricini invece de’restringenti e dell’acido fenico.

Ma non capite che facendo così innalzate un piedistallo ad una bolla di sapone, e fate credere che a Napoli la letteratura è rappresentata da quest’uomo-mosca chiamato Jaccarino?

Non capite che questa traduzione della Divina Commedia è un attentato al pudore, un vero stupro letterario?

Non capite che un Ministro della Pubblica Istruzione — fosse anche un Coppino — ingannato dalle vostre lodi potrebbe domani dare una cattedra ad uno che appena appena è degno di assistere a qualche scuola Municipale?

Che ne sarebbe di Napoli? Che ne sarebbe di tanti giovani istruiti, di tanti ingegni, i quali stanno avviliti, perchè senza incoraggiamento?

Per carità, cessate questa reclame di compiacenza, date fine a questi colpi di grancassa continuati!...

Siamo pieni di tante miserie — non ne aggiungete delle altre.

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